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Le opere di quattro artisti tifernati impreziosiranno il Teatro comunale degli Illuminati a suggello dei lavori di restyling realizzati da Sogepu

Saranno le opere di quattro artisti tifernati a celebrare il Teatro comunale degli Illuminati come simbolo della cultura che a Citta' di Castello non si arrende al Covid-19.

Saranno le opere di quattro artisti tifernati a celebrare il Teatro comunale degli Illuminati come simbolo della cultura che a Città di Castello non si arrende al Covid-19. Le creazioni di Luca Baldelli, Andrea Lensi, Fabio Mariacci e Gino Meoni saranno collocate nelle nicchie del corridoio del primo ordine dei palchi, dove gli spettatori potranno ammirarle ogni volta che entreranno a vedere uno spettacolo. “Abbiamo sfruttato il lockdown per l’emergenza da Coronavirus per completare i lavori di restyling iniziati più di un anno fa e in coincidenza con l’ultimazione di questo intervento, che ha permesso di riaprire al pubblico il Teatro comunale, abbiamo condiviso con alcuni tra i più importanti artisti della città l’idea di offrire attraverso il loro talento e la loro creatività la testimonianza del nostro impegno a fare in modo che la cultura non si fermi e continui a trovare in questo luogo le opportunità per essere espressa e coltivata, anche nella difficile fase di emergenza che stiamo vivendo”, dichiara l’amministratore unico di Sogepu Cristian Goracci, che ha incontrato i protagonisti dell’iniziativa in occasione della consegna delle opere. Ispirate all’atmosfera degli spettacoli, alle emozioni delle esibizioni degli artisti, al fascino delle luci, delle musiche, delle linee architettoniche e dei colori dello scrigno seicentesco tifernate, le quattro creazioni inedite rappresentano una suggestiva firma artistica sui lavori di ristrutturazione curati da Sogepu: in poco più di 12 mesi sono state acquistate 120 poltrone per la platea, dove è stata montata una nuova pavimentazione in legno; è stata effettuata la manutenzione del sistema di riscaldamento, con l’efficientamento energetico generale e l’informatizzazione dell’apparato, la riattivazione dell’impianto termico sotto il pavimento della platea e il rifacimento di quello del palcoscenico; è stato sistemato il tetto e sono state installate due nuove americane motorizzate per le luci del palco. “Il teatro degli Illuminati è un patrimonio della città che è a disposizione di tutti, è un punto di riferimento per l’attività dell’associazionismo artistico, culturale e sociale, ma anche per il mondo della scuola”, afferma l’assessore alla Cultura Vincenzo Tofanelli, che evidenzia come “i lavori effettuati da Sogepu in accordo con il Comune abbiano permesso di migliorare la funzionalità della struttura a beneficio degli artisti e degli spettatori, consentendoci di ospitare le serate del Festival delle Nazioni e di far ripartire la stagione degli spettacoli per i ragazzi, che ha debuttato domenica scorsa con un buon successo di presenze, nonostante la capienza ridotta dalle disposizioni per il contenimento del Covid-19”. Per rispettare le precauzioni a tutela della salute pubblica, dai 370 posti abituali a sedere, si è passati a 120, che possono salire a 200 in presenza di congiunti che occupino i palchi del Teatro. “Abbiamo attuato tutte le misure previste per gli spettacoli e siamo intenzionati a fare il possibile per rispondere alla domanda di normalità delle persone, alla quale il Teatro può dare un contributo importante”, rimarca Goracci. “Siamo convinti che la bellezza possa dare un grande contributo in questo percorso di ricerca della normalità”, hanno sottolineato gli artisti nell’incontro con l’amministratore unico di Sogepu, al quale hanno illustrato le opere realizzate. “Benvenuti a teatro, dove tutto è finto, ma niente è falso” è la frase di Gigi Proietti che ha ispirato la creazione di Luca Baldelli, realizzata su ceramica con ingobbi a graffito, una tecnica della Città di Castello del ‘500, mentre il legame da vicino di casa della struttura ha guidato la mano di Andrea Lensi, che, in omaggio alla scritta che campeggia tuttora sul soffitto della platea, ha scelto di chiamare “videor ut video” la propria opera, con cui ha raffigurato l’ingresso a teatro del pubblico come metafora dell’ingresso nella vita, utilizzando pennello, pennarelli e graffiature. Il lavoro dietro le quinte ha attratto l’attenzione di Fabio Mariacci, che ha interpretato le luci del palco, realizzando raggi che illuminano una scena con la tecnica della tarsia su carta. “Un mare per sipario” è il titolo scelto da Gino Meoni per il colorato collage di materiale recuperato, tagliato e intrecciato, con cui ha dato il proprio contributo all’iniziativa. “Un magnifico risultato – ha commentato Goracci - che non vediamo l’ora di mostrare al pubblico, come un regalo a chi come noi ama questo Teatro”.

Città di Castello/Umbertide
13/10/2020 13:57
Redazione
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