C’è un momento in cui la cultura diventa un’esperienza immersiva da vivere, un passaggio d’era e di sostanza. È questa l'emozione che ha accolto ieri il numeroso pubblico presente al Teatro Comunale di Fossato di Vico per il taglio del nastro di “Ceramica in Umbria: antiche radici, nuove visioni”. La mostra collettiva, promossa dall’UniTre Parco del Monte Cucco in sinergia con l’UniTre di Perugia e il Comune di Fossato di Vico, che sigilla ufficialmente le attività del secondo Anno Accademico dell’associazione.
Un progetto di conoscenza della pura tridimensionalità plastica che si configura come un'operazione culturale necessaria e controcorrente: accendere i riflettori sulla ceramica contemporanea, un linguaggio artistico straordinario ma purtroppo ancora vittima di un persistente pregiudizio estetico, spesso ingiustamente confinato nei recinti dell'artigianato minore o del folklore decorativo. Portare le sculture fittili nei vicoli significa scardinare questa percezione, dimostrando come l'argilla del Terzo Millennio abbia reciso il cordone ombelicale con la pura funzione d'uso per farsi spazio, concetto e tormento plastico.
In un’epoca dominata dall’iper-velocità e dal consumo compulsivo di immagini digitali, sbiadite e bidimensionali, l'atto del ceramista si pone come un radicale gesto di rottura: richiede il tempo lento della terra, la pazienza dell'attesa e la disciplina della materia. Se lo schermo ci costringe a una contemplazione distaccata e volatile, la scultura ceramica impone una presenza fisica: occupa il mondo, cattura la luce reale sulle superfici smaltate, mostra le ferite e le torsioni impresse dalle mani dell'artista, esigendo un riscatto critico che la collochi a pieno titolo tra le grandi avanguardie del nostro tempo.
Sostenuto dal fondamentale contributo di Fondazione Perugia, il progetto trasforma il tessuto urbanistico del centro storico appenninico in un palcoscenico diffuso a cielo aperto. Il percorso espositivo si snoda attraverso un itinerario di straordinaria suggestione, toccando le location più significative e identitarie del borgo: dalle storiche stanze delle antiche Carceri ai preziosi spazi dell'Antiquarium comunale, passando per il fascino spirituale di San Cristoforo e l'austera imponenza della Torre dell'Orologio, fino a raccogliersi nella Chiesa della Piaggiola. In questi scrigni di pietra, le sculture contemporanee dei 23 artisti invitati dialogano a tu per tu con la storia, muovendosi all'ombra delle grandi tradizioni fittili regionali: dall'eredità di Mastro Giorgio Andreoli all'alchimia segreta e ai riflessi metallici del lustro oro e rubino di Gualdo Tadino, che dal genio ottocentesco di Paolo Rubboli giunge intatta fino a noi, custodita tra la fortezza di Rocca Flea e l’Opificio Rubboli.
L’inaugurazione si è caricata anche di una vibrante valenza civile e simbolica. Nelle settimane in cui le ferite degli incendi profanano i boschi del Monte Cucco, la mostra diventa un manifesto di resilienza culturale. Al fuoco criminale che cancella la vita, gli artisti contrappongono il "fuoco buono" dei forni; alla cenere che devasta, rispondono con la bellezza della materia che edifica. Una metamorfosi in cui la ceramica si fa metafora di un corpo vivo che celebra gli elementi terra, acqua , aria e fuoco che ne fissano il destino.
A tracciare le linee di questa continuità storica e creativa è stato il Direttore Scientifico e Curatore, il Professor Gustavo Cuccini, che ha evidenziato come l'argilla contemporanea si muova oggi tra astrazione e figurazione con un'armonia millenaria: «Una materia viva che si apre alle sensibilità della modernità con un pudore compositivo che preserva le opere dallo sperimentalismo tout court, risolvendo ogni contrasto formale nell'antica e aristocratica pratica della maiolica». Un cammino che si specchia – ha sottolineato la Presidente di Unitre Catia Mariani - nei frammenti d'uso comune e rituale custoditi nell'Antiquarium comunale di Fossato di Vico: un archivio inalterabile della Via Flaminia che oggi dialoga a tu per tu con lo slancio plastico del terzo millennio.
Accompagnata da un catalogo elegante e snello, che fa da mappa concettuale tra le pietre del centro storico, la mostra espone le visioni di: Lucia Angeloni, Simona Baldelli, Toni Bellucci, Paolo Biagioli, Iva Boccali, Mario Boldrini, Monica Bozzi, Caterina Calabresi, Fanette Cardinali, Catia Ceccacci, Tonina Cecchetti (Direttrice Artistica), Eraldo Chiucchiù, Marino Ficola, Roberto Fugnanesi, Luca Leandri, Graziano Pericoli, Attilio Quintili, Luigi Ricciarelli, Marilena Scavizzi, Luciano Tittarelli, Maurizio Tittarelli Rubboli, Gabriele Tognoloni, Walter Tomassoli.
L'esposizione, a ingresso gratuito, rimarrà aperta fino al 2 agosto 2026. Orari di apertura:
- Dal lunedì al venerdì: 17:00 - 20:00
- Sabato: 15:30 - 20:00
- Domenica: 10:00 - 12:00 e 15:30 - 20:00
Gubbio/Gualdo Tadino
19/07/2026 15:41
Redazione