Per la prima volta nella storia un vino umbro ha ricevuto un premio al “Mondial des Vins Extrêmes”, il mondiale dei vini estremi: è il Lilium della Serra realizzato dalla società agricola Mi.Le.Ghi., che ha ottenuto la medaglia d’oro al prestigioso concorso internazionale organizzato dal Cervim (Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura Montana), con il patrocinio dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) e la relativa autorizzazione del Ministero alle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Il bianco IGT realizzato dall’azienda eugubina è stato selezionato tra oltre 1.000 tipologie di vino che hanno preso parte alla rassegna, ottenendo un riconoscimento che è andato al di là di ogni più rosea aspettativa, dal momento che il Lilium della Serra è stato realizzato per la prima volta con le uve raccolte nella vendemmia 2025, e farà il suo debutto ufficiale in questo autunno assieme al Calluna della Serra, il vino prodotto da Mi.Le.Ghi a partire dal 2020. “La notizia del premio ha rappresentato una sorpresa veramente gradita”, spiegano i soci Angelo Ghirelli e Gabriele Lepri. “L’idea di partecipare muoveva unicamente dalla curiosità di confrontarsi con tante altre realtà italiane e straniere che hanno deciso di dedicarsi alla viticoltura eroica. Il fatto poi che il premio l’abbia ricevuto il Lilium della Serra, vino che abbiamo prodotto per la prima volta con la vendemmia 2025, è ancora più sorprendente: sarà una piacevole scoperta degustarlo nelle prossime settimane, e certo ci riempie di orgoglio sapere che chi lo ha fatto prima di noi l’ha giudicato tra i migliori al mondo”.
LA “SCOMMESSA”. Per comprendere meglio la portata del premio ricevuto, è sufficiente ricordare quello che è stato il percorso che ha portato tre amici di lunga data a unire le forze per dar vita a un progetto di cui a Gubbio (e più in generale nell’Alta Umbria) non s’era mai avuta notizia. “Abbiamo semplicemente voluto assecondare quella che era una delle nostre passioni, da sempre affascinati dal mondo vinicolo. E l’abbiamo unita a quella per la natura e la mountain bike, perché è proprio durante le nostre escursioni in bici nel comprensorio eugubino che abbiamo cominciato a parlare concretamente del progetto di impiantare un vigneto eroico”. La scelta è ricaduta su due ettari di terreno nella Serra di Burano (per giunta abbandonati), situati a un’altezza di oltre 800 metri sul livello del mare, su un versante esposto a Sud-Ovest con pendenze superiori al 30%. Il vigneto, coltivato in biologico e nel totale rispetto della naturale, ha previsto l’impianto di tre varietà di uva sulla base di 25 anni di raccolta di dati climatici, delle analisi del terreno affidate a due università e di specifici approfondimenti sull’esposizione al sole e ai venti. “Nel buranese il vino era tradizionalmente quello della sussistenza, il “vino alimento” destinato al consumo delle famiglie contadine. Con questo progetto siamo stati i primi a sperimentare una viticoltura in quota orientata alla produzione per il mercato. Non sapevamo quali risultati avremmo ottenuto, anche se gli studi iniziali ci avevano dato fiducia. Ecco perché questo riconoscimento riveste per noi un valore particolare: ci ripaga del lavoro fatto e ci fa guardare con ottimismo al futuro della viticoltura di montagna sull’Appennino eugubino. E vorremmo che i nostri vini suscitassero anche la curiosità di venire a scoprire le montagne eugubine, i suoi paesaggi e le possibilità che questa terra può ancora offrire”.
CARATTERISTICHE. Il Lilium della Serra, seconda etichetta prodotta da Mi.Le.Ghi. dopo il Calluna della Serra, è un bianco macerato Umbria IGT ottenuto per il 50% da Viognier, per il 25% da Riesling Renano e per il restante 25% da Pecorino. Le uve, raccolte e selezionate a mano, vengono vinificate con una macerazione sulle bucce di trenta giorni, cui segue l’affinamento in acciaio. Il Viognier ne sostiene la componente aromatica e la pienezza, il Riesling apporta freschezza e il Pecorino contribuisce alla struttura. La lunga permanenza sulle bucce dà colore e complessità al vino, che conserva l’impronta del vigneto di montagna, caratterizzato da forti escursioni termiche.
IL MONDIALE. Il Mondial des Vins Extrêmes, giunto alla 34esima edizione (nelle prime 23 era denominato “Concorso Internazionale Vini di Montagna”), seleziona i migliori vini frutto della viticoltura estrema con la finalità di promuovere e salvaguardare le produzioni di piccole aree vitivinicole che si caratterizzano per storia, tradizione e unicità, di grande valore ambientale e paesaggistico dove si coltivano soprattutto vitigni autoctoni. L’organizzazione le definisce delle vere e proprie “isole della biodiversità viticola“, le quali sono sottoposte a maggiori rischi di estinzione dal momento che richiedono alti costi di produzione e realizzazione dei vigneti (anche dieci volte superiore a quella di vigneti in aree pianeggianti). Negli anni ha visto crescere l’interesse da parte di aziende e piccoli produttori, arrivando a contare ogni anno oltre 1.000 vini provenienti da ventisei Paesi, tra cui anche alcune extra europee quali Armenia, Cile, Cina, Georgia, Giappone, Kazakistan, Israele, Libano e Turchia. Quest’anno l’Italia ha partecipato con oltre 400 vini, che sono stati sottoposti alle relative degustazioni nelle giornate del 25 e 26 agosto al centro congressi di Chatillon. La premiazione è prevista per sabato 21 novembre al Vinseum (Museo delle Culture del Vino della Catalogna) a Vilafranca del Pendès, paese situato a poco più di 50 chilometri da Barcellona nell’entroterra catalano.


Gubbio/Gualdo Tadino
12/10/2026 12:36
Redazione