Si chiamava Nello Tomassoni, aveva appena 23 anni (vedi foto in photogallery): ed era uno dei 5 soldati eugubini e dei 63 umbri a bordo del piroscafo Oria, naufragato il 12 febbraio 1944 al largo del mare Egeo.
Una storia quasi del tutto sconosciuta nel nostro Paese, e ancor meno nota a Gubbio: il piroscafo trasportava oltre 4.000 soldati italiani prigionieri dei tedeschi, in quanto non avevano aderito, all'indomani dell'armistizio di 5 mesi prima, alla Repubblica sociale. Tra questi i 5 militari eugubini: con Tomassoni, c'erano Gettulio Bellucci, 25 anni, Attilio Cicchi di 26 anni, Giuseppe Procacci anch'egli 26enne e Gino Tassi, che di anni di aveva 32.
La nave di 2000 tonnellate, varata nel 1920, requisita dalle truppe naziste, salpò l'11 febbraio 1944 da Rodi alle 17,40 per il Pireo. A bordo oltre ai 4000 prigionieri italiani anche 90 tedeschi di guardia o di passaggio e l'equipaggio norvegese. L'indomani, 12 febbraio, colto da una tempesta, il piroscafo affondò presso Capo Sounion, a 25 miglia dalla destinazione finale, dopo essersi incagliato nei bassi fondali prospicienti l'isola di Patroklos (in Italia erroneamente nota col nome di isola di Goidano). I soccorsi, ostacolati dalle pessime condizioni meteo, consentirono di salvare solo 37 italiani, 6 tedeschi, un greco, 5 uomini dell'equipaggio. L'Oria era stipata all'inverosimile, aveva anche un carico di bidoni di olio minerale e gomme da camion oltre ai soldati italiani che dovevano essere trasferiti come forza lavoro nei lager del Terzo Reich.
Quella carretta del mare, che ricorda molto le immagini attuali del Mediterraneo, all'inizio della guerra faceva rotta col Nord Africa, e gli italiani in divisa che dissero no a Hitler vennero trattati peggio degli ignavi danteschi nella palude dello Stige: non erano prigionieri di guerra, di conseguenza senza i benefici della Convenzione di Ginevra e dell'assistenza della Croce Rossa. Allo stesso tempo, poi, il loro sacrificio fu ignorato per decenni anche in Italia.
Solo nel 1955 il relitto fu smembrato dai palombari greci per recuperare il ferro, mentre i cadaveri di circa 250 naufraghi, trascinati sulla costa e sepolti in fosse comuni, furono traslati, in seguito, nei piccoli cimiteri dei paesi della costa pugliese e, successivamente, nel Sacrario dei caduti d’Oltremare di Bari. I resti di tutti gli altri – tra i quali molto probabilmente i cinque eugubini - sono ancora là sotto.
Lo scorso settembre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha reso omaggio al monumento che oggi ricorda quella tragedia (vedi foto in photo gallery), eretto dalla comunità ellenica, sulle coste adiacenti il luogo dove affondò il piroscafo.
A distanza di 74 anni, Alessio e Lucia Bazzurri, nipoti di uno dei naufraghi eugubini, sono entrati in contatto con un gruppo di familiari dei 4.000 soldati rimasti vittime del naufragio: quel Nello Tomassoni era infatti un loro zio, fratello della nonna Maria Tomassoni, classe 1925, che ancora oggi lo ricorda nostalgicamente, con l'immagine della madre che ogni giorno si affacciava dalla finestra sperando che potesse sbucare ancora in divisa, superstite da quella tragedia. Migliaia di persone oggi ricordano quel naufragio e i tanti soldati che persero la vita dopo aver compiuto una scelta e accettato la prigionia. E in numerose città italiane in tanti stanno chiedendo di ricordare questa vicenda bellica, i suoi sacrifici, le sue incolpevoli vittime, con l'intitolazione di una viua o una piazza, o anche semplicemente con una commemorazione: anche Gubbio potrebbe farlo, con quei 5 soldati morti nelle acque della Grecia, rimasti drammaticamente prigionieri di un piroscafo a lungo nascosto tra i silenzi della storia.


Gubbio/Gualdo Tadino
17/02/2018 08:16
Redazione