“Città di Castello, San Giustino e Citerna tornano insieme nella gestione in forma aggregata dell’appalto del servizio di ristorazione scolastica, grazie a un accordo di programma che consentirà di conseguire prezzi maggiormente competitivi, assicurare la tutela dei diritti umani lungo l’intera catena di fornitura e salvaguardare la qualità delle mense che lavoreranno per gli alunni della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado”. Ad annunciarlo l’assessore alla Scuola del comune tifernate, Rossella Cestini nella seduta della commissione “Servizi e Partecipazioni” in cui è stata presentata l’intesa raggiunta tra i comuni più a nord dell’Alta Valle del Tevere per la gestione unificata delle procedure di gara per l’affidamento del servizio di ristorazione scolastica (approvvigionamento, preparazione dei pasti, veicolazione) e per l’affidamento delle funzioni ausiliarie connesse (distribuzione, sporzionamento), per le quali l’amministrazione tifernate sarà stazione appaltante. Nella riunione, convocata dal presidente della commissione Procelli, i consiglieri comunali hanno approfondito alcune questioni riguardanti il servizio di ristorazione scolastica emerse negli ultimi mesi, in particolare quelle riguardanti i quantitativi delle pietanze somministrate nelle mense. L’assessore Cestini ha spiegato che le problematiche sui quantitativi delle porzioni sono emerse nel momento in cui i menu sono stati modificati per uniformarli alle nuove linee di indirizzo regionali e non per la redistribuzione dei pasti a favore dei bambini con difficoltà economiche e che la questione è stata superata dall’amministrazione comunale mediante “un ampio confronto con le famiglie e un’interpretazione delle normative regionali che ha portato alla definizione di quattro fasce d’età in base alle quali differenziare le quantità di cibo”. Altra azione prioritaria indicata è stata quella dell’eliminazione della plastica dalle mense, nel quadro di scelte di campo etiche e qualitative che privilegiano le produzioni biologiche, il chilometro zero per quanto reso possibile dalle capacità produttive locali e la tutela dei diritti umani nelle fasi produttive, contro lo sfruttamento della manodopera.