In relazione alle dichiarazioni diffuse sulla presunta chiusura dell’AFT (Aggregazione funzionale territoriale) e della continuità assistenziale di San Giustino, la Usl Umbria 1 ritiene necessario riportare il confronto sul terreno che deve essere centrale quando si parla di sanità territoriale: quali servizi vengono concretamente garantiti ai cittadini, con quale continuità, con quale livello di integrazione professionale e con quale capacità di risposta ai bisogni di salute della popolazione. Parlare semplicemente di “chiusura” o “accorpamento” rischia infatti di confondere l’assetto organizzativo con il servizio effettivamente garantito alla popolazione.
Le AFT, Aggregazioni Funzionali Territoriali, non sono un edificio né uno sportello da aprire o chiudere, ma una modalità organizzativa attraverso la quale i medici di medicina generale vengono messi in rete per favorire continuità dell’assistenza, integrazione professionale e capacità di presa in carico. Ad oggi non è stata assunta alcuna decisione sull’assetto dell’AFT di San Giustino e non è stata formalizzata alcuna ipotesi di chiusura. La ridefinizione delle AFT rientra in un percorso più ampio che prevede un confronto a livello regionale e, successivamente, una declinazione a livello aziendale, sulla base del quadro normativo, della popolazione assistita, della disponibilità dei professionisti e dei bisogni dei diversi territori.
La questione, pertanto, non è difendere una AFT formalmente autonoma, ma individuare l’organizzazione capace di garantire nel modo più efficace la presenza dei medici, la continuità delle cure e una risposta qualificata ai cittadini. In questo quadro potrà essere valutata anche una maggiore integrazione tra San Giustino e Città di Castello, così come altre possibili configurazioni. Una rete professionale più ampia potrebbe, ad esempio, aumentare la capacità di garantire le coperture e ridurre il rischio che l’assenza di un singolo professionista determini difficoltà assistenziali. Si tratta però di ipotesi da valutare nei tavoli competenti, non di decisioni già assunte.
È questo il compito dell’Azienda: costruire modelli organizzativi che utilizzino al meglio le risorse disponibili e rendano il sistema più solido, garantendo continuità, appropriatezza ed equità delle cure. Per quanto riguarda la continuità assistenziale, non è mai stata programmata né proposta la chiusura dell’attività a San Giustino. È invece in corso una riflessione organizzativa più ampia, che interessa diversi territori aziendali e ha l’obiettivo di orientare maggiormente le risorse professionali verso l’attività assistenziale effettivamente rivolta ai cittadini. Il valore di un servizio sanitario non si misura infatti sulla sede nella quale il medico permane quando non è impegnato nell’attività assistenziale, ma sulla capacità di garantire una risposta quando il cittadino ne ha bisogno: visite ambulatoriali, visite domiciliari nei casi appropriati e una rete professionale in grado di rispondere efficacemente alla domanda di salute. Per questo il punto di riferimento per le visite ambulatoriali della continuità assistenziale a San Giustino non è in discussione, così come resta garantita la possibilità di effettuare le visite domiciliari sul territorio secondo le necessità assistenziali.
La prossimità resta un valore fondamentale della sanità territoriale, soprattutto per le persone fragili, anziane e con patologie croniche. Ma prossimità significa innanzitutto garantire che il cittadino trovi una risposta sanitaria qualificata quando ne ha bisogno. È questa la prospettiva con cui la Usl Umbria 1 sta affrontando anche la situazione di San Giustino: non ridurre l’assistenza, ma individuare l’organizzazione più efficace per renderla più solida, integrata e capace di rispondere ai bisogni della comunità. Le strutture, le articolazioni organizzative e le sigle sono strumenti. Il fine è creare valore per la comunità attraverso un’assistenza qualificata, continua e appropriata.
Città di Castello/Umbertide
22/08/2026 22:43
Redazione