La scuola di Città di Castello non si tocca. Il Tribunale Amministrativo Regionale dell'Umbria ha messo la parola fine al contestato piano di riorganizzazione scolastica che rischiava di stravolgere la mappa degli istituti del territorio tifernate.
I giudici del TAR hanno infatti accolto integralmente il ricorso presentato dall'Amministrazione comunale, annullando i decreti del Commissario straordinario nominato dal Governo e dell'Ufficio Scolastico Regionale.
La vicenda era nata nell'ambito dei tagli alle dirigenze previsti dal PNRR. Per sbloccare lo stallo della Regione Umbria su altre città, il Commissario governativo aveva deciso, a sorpresa, di modificare i piani originari, disponendo la fusione delle direzioni didattiche di Città di Castello e della scuola media "Alighieri-Pascoli". Un accorpamento forzato che avrebbe ridotto l'autonomia scolastica cittadina a soli due istituti comprensivi.
Contro questa decisione si era sollevato un fronte comune: non solo il Comune, ma anche i principali sindacati della scuola e un folto comitato di genitori, tutti intervenuti nel giudizio. Nel ricorso veniva sollevata un'obiezione fondamentale: il provvedimento era stato preso "a tavolino", ignorando la reale situazione logistica della città. Con i lavori di demolizione e ricostruzione in corso nel plesso di Via della Tina, infatti, la fusione avrebbe provocato un insostenibile sovraffollamento nelle aule di Via Collodi, mettendo a rischio la sicurezza e la qualità della didattica.
Oggi il TAR ha dato ragione ai ricorrenti, parlando chiaramente di "eccesso di potere" e "difetto di istruttoria". Il Commissario statale non poteva stravolgere i piani senza una motivazione valida e senza verificare i disagi reali sul territorio.
Per le famiglie e il personale scolastico di Città di Castello è la fine di un incubo: l'anno scolastico e l'assetto delle cattedre sono salvi.
Città di Castello/Umbertide
29/05/2026 13:12
Redazione