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"Un voto che deve far riflettere": l'analisi di Leonelli all'assemblea regionale Pd

"Un voto che deve far riflettere": l'analisi di Giacomo Leonelli all'assemblea regionale Pd. Soddisfazione per il responso politico ma realismo per quanto accaduto in molti comuni, su tutti Perugia. A breve un confronto sul territorio.
Voto politico inconfutabile, voto amministrativo da analizzare con attenzione, soprattutto in quelle citta in cui la sconfitta e' stata inattesa e cocente. E' il succo della relazione del segretario regionale Pd, Giacomo Leonelli, che nell'assemblea del partito svoltasi ieri ha monitorato a 360 gradi quanto emerso dalle urne del 25 maggio e dell'8 giugno scorsi in Umbria. "Un risultato su tutti dell’ultima tornata elettorale: il derby lanciato da Matteo Renzi speranza/rabbia è stato stravinto. Il PD, peraltro in un contesto europeo complicatissimo per i partiti riformisti, è riuscito a catalizzare su di sé quel Paese reale disilluso dalla politica, ferito dalla crisi economica, che ha visto in noi l’ultimo tentativo credibile di portare il Paese fuori dalle secche e di riaffermare in Europa un ruolo determinante, capace di essere un interlocutore serio e affidabile e al tempo stesso non supino al volere dei poteri economici e monetari, o dei maggiori azionisti dell’Unione. Un dato elettorale sopra ad ogni attesa, capace di permettere al PD in un solo anno un balzo in avanzi di oltre 15 punti percentuali, a testimonianza della fluidità strutturale dell’elettorato italiano, in particolare di quello ormai fuoriuscito dai blocchi tradizionali che hanno caratterizzato prima e seconda repubblica. Un dato elettorale che ci consegna un onere inusuale e cioè quello di garantire la tenuta sociale ed economica del Paese quale partito architrave del Governo e che,  allo stesso tempo, ci fa sentire pedissequamente il fiato sul collo di un’opinione pubblica che verificherà senza sconti se l’apertura di credito relativa al processo di modernizzazione e di riforme del Paese sarà stata ben riposta o meno. A livello locale dovremo avere la capacità di accompagnare il progetto, con apertura, cercando di colmare velocemente il gap percepito tra un partito che a livello nazionale ha rotto gli schemi della politica italiana e un  partito a livello locale ancora percepito come “tradizionale”. Nuove forme di partecipazione e di comunicazione appaiono come passaggi fondamentali di percorsi che se rinviati indebolirebbero progressivamente il nostro ruolo e la nostra stessa credibilità a livello territoriale.   Ed è proprio il gap tra il livello nazionale e il livello territoriale ad essere l’elemento caratterizzante in Umbria della tornata amministrativa. In tutti i comuni, senza grandi distinzioni, (così come peraltro avvenuto seppur con sfumature diverse nel resto del Paese) emergono distacchi abissali tra il risultato del PD a livello comunale e a livello europeo, giustificabili solo in parte con la presenza di liste civiche. A Perugia, 12.000 voti in meno (-13%) a Terni 10.000 (-17%) ci testimoniano che se nel voto europeo il Pd ha visto il derby speranza/rabbia a livello locale questa partita non si è neanche giocata. Non sfugge la complessità di interpretare una fase innovativa quando si è unanimemente riconosciuta forza di governo ultra decennale, e che questa partita appare ancora più complessa ove il Partito ha deciso di ricandidare i propri sindaci per il secondo mandato. Non sfugge neanche la dinamica socio economica per la quale i nostri sindaci in questi anni hanno subìto valutazioni e giudizi figli più di un contesto complessivo generato della più grande crisi economica degli ultimi decenni, che nel merito delle effettive scelte amministrative da essi compiute. La criticità dei risultati del primo turno appare senz’altro questa, e cioè l’incapacità stratificata di veicolare la nostra proposta politica a quel pezzo delle nostre città che, orfano dei vecchi riferimenti tradizionali, non ha visto a sufficienza nelle nostre proposte amministrative quella appetibilità dell’offerta politica che invece siamo stati capaci di trasmettere a livello europeo. All’orizzonte dunque un panorama inesplorato, che sembra archiviare definitivamente la vecchia logica per la quale nel voto amministrativo il centrosinistra aveva molte più energie da spendere, e che lascia spazio invece al rischio dell’idea del cambiamento “sic et simpliciter” purchè esso sia, cavalcando da un lato il malessere economico complessivo e dall’altro le difficoltà di risposta alle esigenze meramente amministrative, figlia delle ormai conclamate problematicità dei bilanci comunali.   In questo quadro emerge per la prima volta il tendenziale turno di ballottaggio per le nostre amministrazioni locali, anch’esso inusuale, e figlio, oltre che della nostra difficoltà di superamento degli steccati tradizionali, anche della progressiva frammentazione dell’offerta politico –amministrativa. Se questo è, dunque, appare doveroso in futuro lavorare in due direzioni, e cioè di apertura alle realtà civiche che si stanno strutturando nel territorio, a volte figlie della nostra stessa cultura ma che segnalano difficoltà di dialogo e coinvolgimento con noi e, dall’altro, mettere in atto quel giusto mix tra coraggio, innovazione e rinnovamento della classe dirigente locale capace di renderci interlocutori anche di realtà tradizionalmente a noi distanti.   Rispetto ai piccoli comuni il risultato appare invece sostanzialmente positivo, tenuto conto anche della promozione di una classe dirigente nuova ( tutti nuovi ad esempio i 6 sindaci dei comuni sotto i 15.000 abitanti del Trasimeno), e soprattutto di alcune partite di carattere trasformista e personalistico che in diversi comuni, tenuto conto anche della natura del sistema elettorale, hanno minacciato la nostra affermazione e alle quali ci siamo opposti con fermezza e coerenza rispetto ai percorsi. Tra le note dolenti alcune sconfitte, figlie esclusivamente delle nostre divisioni a livello territoriale (come ad esempio Norcia) e  le situazioni di Torgiano e Montefalco che vedono un preoccupante consolidamento del centrodestra.   Capitolo necessariamente a parte merita il turno di ballottaggio evitato solo a Umbertide e Castiglione del Lago. Un turno di ballottaggio che da un lato ha registrato importanti successi come nelle città di Orvieto e Gualdo Tadino riconquistate al centrodestra, e nella guida di Terni, Foligno e Marsciano caratterizzate tutte dalla ricandidatura dei nostri sindaci uscenti (ai quali va il mio plauso personale per averci portato anche grazie al loro valore aggiunto di umanità e capacità a vittorie non scontate) e da una netta affermazione al primo turno delle nostre coalizioni. Dall’altro invece ha registrato per i candidati sostenuti dal PD pesanti insuccessi nelle città di Spoleto, Gubbio e Bastia oltre alla sconfitta epocale e terrificante di Perugia.   Le sconfitte di Spoleto e Bastia hanno in comune una complicatissima eredità amministrativa, accentuata da rotture politiche che sono apparse irrecuperabili con pezzi del gruppo dirigente del PD. A Spoleto, dopo un lungo e tortuoso percorso interno è stato chiesto al segretario provinciale Dante Andrea Rossi di capitanare con generosità il nostro progetto, tenuto conto che in quella fase la sua figura appariva come l’unica in grado di coagulare il partito e di ricostruire una coalizione, nell’ulteriore difficoltà legata alla candidatura dell’ex Sindaco Brunini. A Gubbio, si è invece fin da subito riscontrata una frattura insanabile tra la maggioranza dell’assemblea comunale a sostegno del candidato Palazzari, e la minoranza che ha sostenuto Stirati unitamente a Sel e Socialisti, in una dinamica complessa, risoltasi senza mezzi termini nell’affermazione netta di Stirati. A Bastia il Pd ha scommesso su una candidatura dal profilo innovativo, ricostruendo su questa una non scontata unità del partito, che ha comunque conseguito un risultato dignitoso attestandosi a una distanza ridotta dal sindaco uscente sostenuto dal centrodestra.   Un profilo del tutto particolare assume invece la sconfitta di Perugia tenuto conto di almeno 3 fattori: vi era la coalizione più larga possibile, il dato del primo turno dal punto di vista percentuale era conforme a Terni, Foligno, Orvieto e Marsciano, e non vi erano state negli ultimi anni manifeste difficoltà amministrative come ad esempio a Spoleto (disavanzo di bilancio e annullamento del piano regolatore) o Gubbio (commissariamento). Ed è per questo che contrariamente a quanto successo negli altri comuni (sia dove si è vinto sia dove si è perso c’è stata una tenuta complessiva o comunque un calo fisiologico legato alla contrazione dell’affluenza) il dato drammaticamente macroscopico è il calo vertiginoso dei voti alla nostra coalizione tra il primo e secondo turno. Quattordicimila voti in meno tra il dato del primo turno e del secondo che stridono per l’appunto con tutti gli altri dati regionali, che non appaiono giustificabili con una campagna di ballottaggio evidentemente comunque  sbagliata, e che consentono al candidato di centrodestra un’affermazione netta e inequivocabile seppur con meno voti assoluti di quanti conseguiti dal centrodestra nel 2009 (35.000, contro circa 37.000). L’analisi di quanto successo nel capoluogo di regione necessiterà di lunghi approfondimenti e riflessioni, di certo alcuni elementi appaiono lampanti: la rottura con un pezzo sostanziale di opinione pubblica cittadina culturalmente orientata nel centrosinistra (a tal proposito va ricordato l’enorme gap tra i voti di PD+Tsipras alle Europee, 46.000, e quelli di Wladimiro Boccali al ballottaggio, 25.000), l’irrilevanza per il nostro elettorato dello spettro di Berlusconi e del berlusconismo, l’incapacità di parlare all’elettorato giovanile della città, e la difficoltà di lettura della società complessa ove veicolata dai cosiddetti corpi intermedi (sindacati, associazioni di categoria, associazionismo in generale); quest’ultima foriera di valutazioni che complessivamente se lasciavano trasparire qualche difficoltà, non avevano in alcun modo messo in conto il terremoto elettorale dell’8 giugno. Un terremoto fortissimo, dall’inevitabile eco nazionale che lascia sul campo una visione di città e società superata, che deve imporre a tutti noi una profonda riorganizzazione interna in nome della maggior apertura e dell’archiviazione di ogni autorefenzialità: un terremoto figlio di alcuni errori amministrativi evidentemente sottovalutati; della percezione di un modello di governance eccessivamente legato ad un rapporto concentrico proprio con quei corpi intermedi; di una congiuntura economica sfavorevole; di una campagna mediatica aggressiva delegittimante; e di una candidatura nel centrodestra dal profilo innovativo e non divisivo; e in ultimo, di un dibattito interno che se non ha prodotto a mio modo di vedere “partite a perdere” (peraltro visti i numeri tale ipotesi è da scartare) ha sicuramente contribuito ad un logoramento progressivo delle leadership e del candidato, sottoposto peraltro in campagna elettorale ad un cannoneggiamento inopinato e a volte violento, tale da far trascendere una partita amministrativa in un vero e proprio referendum Pro o contro Wladimiro Boccali, come peraltro lui stesso con grande dignità e serietà ha riconosciuto e al quale va il nostro ringraziamento per l’impegno e l’abnegazione di questi anni nella difficile conduzione del Comune di Perugia.   Un voto dalle sfaccettature complesse, non esauribili ovviamente nella semplice per quanto utile e doverosa lettura dei flussi, che ci impone un rapido cambio di direzione nell’interpretare il ruolo dell’amministratore pubblico e che contestualmente ci suggerisce con forza una riorganizzazione politica, organizzativa e programmatica in vista dell’appuntamento con le regionali del prossimo anno.   Fin qui il voto. C’è stata poi una fase successiva, che come prevedibile dopo un terremoto politico del genere è stata accompagnata da un forte “sciame sismico”. So che a qualcuno non sono piaciute le mie dichiarazioni apparse come colorite e di esonero di responsabilità: sul primo punto confermo, sono state volutamente colorite e non politichesi, perché ho inteso rivolgermi non ai dirigenti di partito, ma in particolare a quei 14.000 che non hanno rivotato il centrosinistra a Perugia tra il primo e il secondo turno. Dovevamo dimostrare fin da subito che il loro schiaffo violento c’era arrivato forte e chiaro, senza troppe acrobazie dialettiche; sul secondo invece smentisco, in quanto è pleonastico che quando arriva un risultato siamo tutti responsabili, dai vertici politici, a quelli istituzionali fino all’ultimo degli iscritti, ho semplicemente aggiunto che sarà compito di questa segreteria regionale formare una nuova classe dirigente per vincere gli appuntamenti futuri. Se siamo concordi all’assunzione di responsabilità, questa va perpetrata anche nel dibattito interno, perché non riterrei comunque responsabile in questa fase cannoneggiare leadership politiche o istituzionali per mero tornaconto personale o di “corrente”. So che la minoranza congressuale ha chiesto le mie dimissioni: bene, molto serenamente voglio rispondere che questa richiesta è legittima se si vuole un altro segretario, perché l’attuale non va bene o non ne condividiamo la sua linea politica; mi convincerebbe molto meno, se invece questa richiesta fosse finalizzata a tattiche di posizionamento interno o peggio ancora ad una logica “concertativa” figlia della vecchia politica. Parliamoci, confrontiamoci, ma sempre a visto aperto. Mi sono ripromesso sempre il massimo della trasparenza, senza sotterfugi politichesi, perché come ha insegnato il nostro segretario Matteo Renzi, la trasparenza, il dire sempre come la si pensi, è un requisito fondamentale nell’impegno politico. Troviamo le sedi adeguate quindi, sapendo che insieme ad un necessario dibattito interno c’è una proiezione esterna e soprattutto delle cose da fare: a tal proposito oggi presentiamo una road map che mettiamo in votazione, e che vuole essere una carta d’intenti per i prossimi mesi, costruita su 3 pilastri: uno di riorganizzazione (campagna di tesseramento, apertura dei nostri circoli, conferenza permanente dei sindaci), uno legato alle riforme da fare, 5 riforme in 5 mesi per concludere anche alcuni processi già avviati (legge elettorale, riordino istituzionale, innovazione tecnologica e digitalizzazione, sanità, e gestore unico su acqua e rifiuti) e l’ultimo legato ad un piano regionale straordinario sul lavoro. Contestualmente accompagneremo i processi di ripartenza del PD nei territori dove si è perso: a seguito anche delle dimissioni dei segretari comunali, già siamo stati, e stiamo costruendo un percorso, a Perugia, Bastia e Spoleto mentre nei prossimi giorni saremo a Gubbio.  Nei prossimi giorni rivedremo la segreteria, tenuto conto anche del necessario riequilibrio di genere e sul ternano, oltre che del fatto che per motivi organizzativi qualcuno di noi è stato chiamato a svolgere importanti ruoli nelle città, lascerà l’incarico. A tal proposito voglio ricordare che quando 3 mesi fa ho dato vita alla nuova segreteria regionale, l’aver scelto giovani che però avessero già un elevato grado di rappresentatività nei loro territori non è stato casuale, ma anzi figlio della volontà di dimostrare, che anche una segreteria giovane può essere forte se composta da figure che hanno la capacità di avere molti consensi quando si misurano con l’elettorato: abbiamo davanti un orizzonte lungo per costruire il Pd e l’Umbria del futuro, sarebbe un errore non coinvolgere quelle energie che dimostrano sul campo d’avere numeri significativi".
Perugia
24/06/2014 15:14
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