San Giorgio sulla scalea della Basilica non molla, incastra il suo cero sulla barella di quello di Sant’Ubaldo e impedisce ai santubaldari di chiudere il portone. Entra Sant'Ubaldo, tra grida di gioia dei sangiorgiari che ricordano l’evento analogo del 15 maggio 2014, poi scavija da solo e fa il suo ingresso in chiesa senza che quasi nessuno si accorga del gesto silenzioso, mentre San Giorgio e Sant’Antonio festeggiano per lunghi minuti insieme. La folla rumoreggia, sarebbe stato più bello il tributo corale dei tre Ceri nel chiostro, in chiesa qualche voce grida più del dovuto, il cappellano don Mirko Orsini mette la veste del pastore e riprende i più turbolenti, ricorda a tutti che la corsa è nel nome di Sant’Ubaldo, santo della riconciliazione, e invita i ceraioli a lasciare quello che è accaduto alle spalle: “Ora è il momento del tributo tutti insieme al patrono” e intona “O lume della fede”.
Chiude così una Festa dei Ceri Mezzani il cui epilogo dolce amaro resterà negli annali, ma che non potrà offuscare quanto di bello si era visto sino ad allora, dalla sosta rituale, ma vissuta in modo sincero, alla Casa di riposo Mosca durante la sfilata, ai padri che incavijano il cero del figlio nel momento dell’Alzata condotta dai tre capodieci Umberto Vispi per Sant’Ubaldo , Antonio Palazzari per San Giorgio e Alessio Baciotti per Sant’Antonio con l’animo di chi compie l’impresa della vita, teneramente inconsapevoli che l’età ne porterà tante altre ancora.
C’è del buono anche nella Corsa del pomeriggio seppur non siano risparmiate le cadute: San Giorgio sulla Calata dei Neri seguito da una forte penduta di Sant’Antonio, Sant’Ubaldo e di nuovo San Giorgio poco dopo la curva di San Francesco. Ci si poteva scoraggiare: tra i giovani il cambio d’umore repetino è connaturato all’età, l’animo viaggia su una “montagna russa” tra l’euforia e la disfatta perché l’esperienza della vita non ha ancora educato alla sconfitta. E invece no, nessuno è vinto, tutti e tre i ceri pagano pegno alle incertezze e ripartono di nuovo.
Da lì in poi la Corsa è perfetta. Amorevole la cura con cui i Santubaldari, durante la seconda sosta, riconsegnano il piviale al proprio Santo che lo aveva perso nella caduta di Piazza 40 Martiri; bello il gesto della camicia gialla che in via XX settembre entra sotto il cero che non è il suo, bellissime le ragazze che fanno da braccere sugli stradoni del monte.
Il finale presumibilmente resterà nella memoria più ancora di tutto questo che abbiamo raccontato perché ciò che alimenta la polemica fa in genere più notizia e perché in ogni storia è quasi sempre il finale quello che viene ricordato, con la tentazione del giudizio senza appello che anima più i peccatori dei giusti. La biblica adultera salvata da Gesù ne sa qualcosa.
Gubbio/Gualdo Tadino
24/05/2026 23:32
Redazione