l finanzieri del comando provinciale di Perugia hanno dato esecuzione oggi un'ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Gip presso il Tribunale su richiesta della locale Procura nei confronti di sette persone, ritenute gravemente indiziate di far parte di un'associazione dedita al traffico di cocaina proveniente dall'Albania e diretta in Umbria e nel resto d'Italia. Tre di loro sono state condotte in carcere a Capanne, a Perugia, una è stata sottoposta ai domiciliari, mentre tre sono allo stato irreperibili. Cinque degli indagati sono cittadini di origine albanese, di cui tre residenti ln provincia di Perugia, uno è italiano e un altro di origine romena, anche questi ultimi residenti nella provincia. Le indagini, avviate nel 2024 dalla Sezione Goa del Gico del nucleo di polizia economico-finanziaria a partire dalle risultanze investigative emerse da un altro procedimento penale, sono state condotte mediante intercettazioni telefoniche e ambientali, e con l'utilizzo di sistemi di localizzazione satellitare che, con i più tradizionali servizi di appostamento, osservazione e pedinamento, hanno permesso di delineare - spiega la Procura - "gravi indizi" sull'operatività nell'area perugina di un sodalizio piramidale al cui vertice è stato riconosciuto un cittadino di origine albanese, il quale coordinava e gestiva dall'Albania le attività di approvvigionamento e smercio di consistenti quantitativi di sostanza stupefacente in Umbria. Il capo promotore dell'associazione si avvaleva - secondo la ricostruzione degli investigatori - della collaborazione della moglie, socia di un' attività commerciale operante nel settore della ristorazione a Foligno, e di altri due sodali, un albanese ed un italiano. L'attività commerciale si ritiene fosse utilizzata come copertura ed in funzione del reinvestimento dei proventi del traffico illecito. Centro decisionale e principale territorio di interesse operativo dell'organizzazione criminale è risultata essere la città di Foligno, sebbene sia stata accertata l'esistenza di una fitta rete di acquirenti della cocaina in diverse località del nord e del centro Italia. Le persone ritenute componenti della presunta organizzazione intrattenevano contatti esclusivamente tramite i cosiddetti "criptofonini", dispositivi telefonici non intercettabili, i cui dati sono atti transitare su server allocati in Paesi esteri. I congegni, inoltre, sono controllabili da remoto, con possibilità di essere "resettati " in caso di tentativo di accesso da parte di persone non abilitate. Facevano inoltre abituale ricorso pure a sistemi di messaggistica istantanea presenti sul web (FaceTime, Snapchat Signal eccetera), ad apparati elettronici grado di rilevare la presenza di video camere di sorveglianza occulte, a walkie talkie di ultima generazione sostitutivi dei tradizionali telefoni cellulari nonché ad autovetture dotate di doppio fondo abilmente occultato per trasporto dello stupefacente. Nel corso delle complesse indagini sono stati ricostruiti e documentati oltre 50 episodi connessi alla movimentazione di sostanza stupefacente. L'attività investigativa dei finanzieri aveva già portato all'arresto in flagranza di una persona (attualmente ancora detenuta) e al sequestro di circa 68 chilogrammi di cocaina, abilmente nascosti all'interno di un esercizio commerciale e di alcuni stabili nella disponibilià di uno degli indagati, oltre a due autovetture dotate di doppio fondo per il trasporto della sostanza