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Il tempo sospeso della Val Nestore

La Val Nestore è diventata, negli anni, la valle dei progetti mai realizzati. Un luogo dove le idee si accumulano, si osservano da lontano, ma non trovano mai la forza di trasformarsi in realtà.

La Val Nestore è diventata, negli anni, la valle dei progetti mai realizzati. Un luogo dove le idee si accumulano, si osservano da lontano, ma non trovano mai la forza di trasformarsi in realtà. Le ispirazioni restano sospese nel nulla, e quel nulla non è un concetto astratto: è un vuoto concreto, fatto di promesse non mantenute, di illusioni, di gusti amari e talvolta di vere e proprie menzogne. È come se gli abitanti di questa valle fossero stati trascinati in una storia dove il confine tra vero e falso si è assottigliato, perché quando si smette di sognare diventa più facile essere dominati da annunci che non portano a nulla. Da anni assistiamo allo stesso copione: inseguimenti, conferenze, proclami, ma nessun fatto concreto. E così si alimenta un vuoto che non è solo assenza, ma mancanza di futuro. Oggi, mentre qualcuno parlava di una “Silicon Valley umbra”, ci ritroviamo invece nella più concreta “valle del silicio”, con un proliferare di impianti fotovoltaici a terra che sollevano più di una preoccupazione. Ma per capire dove siamo, bisogna ripercorrere ciò che è accaduto in questi decenni. Alla fine degli anni Ottanta si parlava di un grande parco naturale DSR. Nel 1988 Enel immaginava un futuro bucolico per il sito post-lignite: un lago artificiale, un polmone verde, centri visita, agricoltura energetica, serre riscaldate con il calore residuo degli impianti. Di tutto questo è stato realizzato solo il bacino artificiale. Le serre e il resto sono rimasti sogni visionari, mai concretizzati. Passano gli anni e arriviamo al programma 2015–2019: il progetto Futur-e, il grande piano nazionale per dare nuova vita a 23 centrali dismesse. Pietrafitta era inclusa, con l’obiettivo di attrarre soggetti privati per progetti innovativi, turistici o culturali. Nonostante protocolli d’intesa tra Regione e Comuni, nulla è decollato. Il progetto è stato abbandonato e Enel ha scelto altre strade interne, tornando a una visione strettamente energetica. Tra il 2022 e il 2024 si è parlato molto di idrogeno verde. Sette aziende avevano manifestato interesse, e Pietrafitta sembrava poter diventare un polo nazionale. Ma anche questa prospettiva si è scontrata con la direzione intrapresa da Enel, sempre più concentrata sullo stoccaggio energetico. Risultato: tutto fermo, ancora una volta. La realtà attuale è chiara: Enel sta realizzando un grande sistema di accumulo a batterie, il BES, per stabilizzare la rete elettrica. È l’unico intervento reale in corso. Tutto il resto è ancora in sospeso. E poi c’è Wood For Green, uno dei pochi progetti sopravvissuti sulla carta dal programma Futur-e. Non una semplice fabbrica, ma un polo di bioeconomia circolare: pellet, recupero del calore, bioplastiche, fertilizzanti naturali. Un progetto ambizioso, certo, ma che non ha mai visto l’apertura dei cantieri, nonostante annunci e dichiarazioni. Le comunità locali hanno sollevato dubbi legittimi: l’aumento del traffico pesante, la fragilità delle strade, l’impatto ambientale, la provenienza del legname, il rischio di diventare un centro di stoccaggio. Enel ha ceduto alcuni capannoni necessari, mantenendo però la proprietà del sito per i propri impianti. Il risultato è un’area ibrida: una parte privata che non parte, una parte energetica che avanza. In sintesi: il progetto non è fallito, semplicemente non è mai iniziato. I lavori previsti tra fine 2024 e inizio 2025 non sono mai partiti. Il 24 febbraio a Perugia è stata programmata un’iniziativa dedicata proprio a questo tema. Si presenta il progetto, che ora cambia nome: Pietrafitta Innovation Hub. Un rebranding che non modifica la sostanza. Parteciperanno docenti universitari, esperti di innovazione, consulenti ZES, rappresentanti istituzionali. Si parlerà di ricerca, sviluppo, opportunità territoriali. Ma la domanda rimane: cosa c’è davvero, oggi, oltre alle parole? Negli anni scorsi, quando il progetto veniva annunciato, si parlava di una “strada giusta”. Oggi quella strada dovrebbe essere percorsa da chi governa la Regione e detiene deleghe cruciali per lo sviluppo economico, l’agricoltura, le aree interne, i parchi, il turismo. Eppure, nonostante le promesse elettorali del 2024, non si vede alcuna operatività concreta. La Val Nestore non può più permettersi l’ennesimo giro di annunci. Non servono nuovi nomi, ma cantieri aperti. Non servono conferenze, ma decisioni. Non servono slogan, ma responsabilità. Perché dopo quarant’anni di promesse, l’unica cosa che questo territorio non può più accettare è un altro futuro annunciato e mai realizzato.

Perugia
10/02/2026 09:19
Redazione
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