Risponde alla nota dell'Università dei Muratori pubblicata la scorsa settimana, la Famiglia dei Santubaldari con una lettera a firma dle presidente Ubaldo Minelli e di Mauro Pierotti, presidente del Consiglio dei Capodieci ed Anziani. Il riferimento, in gran parte, riguarda quanto accaduto in Basilica in occasione della Festa dei Ceri Mezzani.
La pubblichiamo integralemnte qui sotto.
"Abbiamo preso visione attraverso gli organi d’informazione della Vostra riflessione rivolta genericamente alla citta. Avremmo preferito approfondire alcuni aspetti della Vostra comunicazione direttamente, insieme ai Santubaldari “informati dei fatti”.
Da parte nostra, in data 4 giugno u.s., presso la taverna dei Santubaldari, abbiamo svolto, in un tranquillo e sereno confronto, gli approfondimenti sia su quanto accaduto nel chiostro all’arrivo dei Ceri mezzani in Basilica che, più in generale, sulla Festa del 15 maggio e dei tanti aspetti che colorano il rito festivo comunitario.
Per quanto concerne l’epilogo della giornata dei giovani santubaldari, perfino le immagini televisive commentate per ogni verso e a proprio uso e consumo da chiunque, documentano la semplicita di cio che & accaduto.
Il Cero di San Giorgio è riuscito ad entrare nel chiostro insieme al nostro; nella concitazione caotica di pochi secondi è stato creato involontariamente un danneggiamento importante al santo del Cero di Sant’Ubaldo.
I Ceraioli direttamente coinvolti in quegli attimi hanno istintivamente ed in piena buona fede deciso di procedere allo smontaggio del Cero, ritenendo non dignitoso e perfino irrispettoso innalzare “un cero” scomposto in una parte essenziale della sua rappresentazione: la statua del santo.
Questi i fatti nella loro oggettività. Volere individuare mancanza di rispetto verso gli altri Ceri, segnatamente, verso San Giorgio, volontà di sottrarsi al rito collettivo e, perfino, atteggiamento irriguardoso verso il Santo Patrono, & operazione arbitraria ed, eventualmente, preordinata in mala fede.
Per questo motivo abbiamo ritenuto e riteniamo di non dover esprimere censure o condanne ai ceraioli che hanno agito nella concitazione di quei momenti.
Non escludiamo, tuttavia, che nelle “diverse anime trasversali della città” risiedano anche soggetti che auspicano, ogni anno, il verificarsi di circostanze come quelle sopra descritte per alimentare, non approfondimenti seri, né dibattiti costruttivi, bensì una conflittualità deviante e distorcente, strumentale ed utile al raggiungimento di obbiettivi che nulla hanno a che fare con l’autenticità del rito.
Nessuno può ergersi come detentore dei valori e dello spirito della Festa. Valori e spirito possono risiedere soltanto nel cuore di ogni Eugubino. E, piaccia o non piaccia, ogni Eugubino agisce in quelle giornate per come la propria individuale umanità gli consente. Una riflessione, umile ma collettiva, vogliamo comunque proporla direttamente alla Vostra Università, riconoscendone, come da sempre i Santubaldari hanno fatto, ruolo e funzione.
Da tanti, ormai troppi anni, sentiamo parlare di “bellezza”, di “rigore”, di “ordine”, di “unità”, di “condivisione”, di “modifiche” per il “bene della Festa”, come se la nostra Festa sia incanalata verso una asserita “deriva La Festa è ancora autentica perché è, e fintantoché sarà, espressione non mediata, né mediatica, istintiva e genuina dell’umanità che la genera. Ogni mutamento nella società che la esprime, inevitabilmente, si riflette sulle modalità individuali e collettive che caratterizzano il rito comunitario. Chi sempre più di frequente invoca la ricerca del “bello”, consapevolmente o inconsapevolmente, tende ad orientare le scelte verso modelli standardizzati e mediaticamente spendibili, tipici delle rievocazioni storiche, molte delle quali rigenerate per alimentare flussi turistici con ritorni di natura economica.
La nostra è ancora una Festa vera ed autentica. Ciascuno di noi, per la propria parte, singolarmente o in forma associata, si senta impegnato ad ostacolare processi e manifestazioni incompatibili con I’essenza del rito che affonda le proprie radici e trova linfa nella profondità dell’animo umano, il quale contiene pure la componente sanguigna che fa battere il cuore nell’anelita ricerca del sacro.
L’epilogo della Festa, a volte scomposto ed estemporaneo, esalta questa componente, elemento essenziale del rito. Il recente confronto collettivo in taverna ha confermato una unitarietà di vedute e profonda sintonia all’interno del Cero di Sant’Ubaldo, senza la presunzione di ritenersi primi a nessuno, ma semplicemente padroni di se stessi, consapevolmente e responsabilmente verso tutti. I Santubaldari, in tutte le loro componenti, ribadiscono, fin d’ora, la propria disponibilità a confrontarsi serenamente nelle forme opportune e nelle sedi competenti.
Gubbio/Gualdo Tadino
08/06/2026 16:28
Redazione