Ad Assisi, sul finire del Duecento, si compie una rivoluzione che segna la nascita dell'arte moderna. Grazie all'incontro tra il carisma spirituale di San Francesco e il genio di Giotto di Bordone, nel fervido cantiere della Basilica costruita per onorare le spoglie del Santo, si compie il passaggio epocale dal linguaggio forbito e stilizzato ereditato dalla tradizione bizantina, alla rivoluzione figurativa promossa dal maestro fiorentino. L'Umbria, per ricordare così anche l'ottavo centenario della morte di san Francesco d'Assisi, da domani apre al pubblico la sua più grande mostra all'interno delle celebrazioni francescane, visitabile fino al 14 giugno alla Galleria nazionale dell'Umbria di Perugia, per raccontare uno dei momenti più decisivi della storia dell'arte italiana. "Giotto e san Francesco. Una rivoluzione nell'Umbria del Trecento", a cura di Veruska Picchiarelli ed Emanuele Zappasodi, è stata svelata oggi in anteprima mostrandosi non soltanto un'esposizione di capolavori, ma come racconto di una stagione irripetibile, in cui l'Umbria diventa teatro di una trasformazione profonda del linguaggio figurativo europeo. Dopo oltre tre anni di lavoro per realizzare la mostra, ora "le aspettative sono molto alte", come ha sottolineato il direttore dei Musei Nazionali di Perugia - Direzione regionale Musei nazionali Umbria, Costantino D'Orazio: "Sono già migliaia le prenotazioni, con centinaia di gruppi in arrivo". "La mostra - ha spiegato D'Orazio - vuole far capire come questi due geni erano affamati di verità. E per raccontare la verità di Francesco, Giotto trova uno stile rivoluzionario assorbito dai pittori che lo hanno poi seguito". Sulla parola "rivoluzione" si è poi soffermato Davide Rondoni, presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni dell'ottavo centenario della morte di san Francesco d'Assisi: "La parola rivoluzione, moderna e contemporanea, qua si applica ad un periodo dove non si usava, in un'epoca che non aveva elaborato questo concetto. Quella che presenta la mostra è quindi una rivoluzione al contrario, perché senza una avanguardia ma animata da un sentimento popolare. Quella esposta non è quindi una rivoluzione che parte dall'avanguardia ma si adegua ad un movimento di popolo, perché San Francesco è di popolo". La rassegna ripercorre tutta questa straordinaria stagione, attraverso oltre 60 opere, realizzate da Giotto, Simone Martini e Pietro Lorenzetti, negli anni in cui furono attivi sui ponteggi della Basilica francescana, in dialogo con quelle coeve dei maestri del territorio, capaci di reagire prontamente, con originalità, al loro esempio.
Perugia
13/03/2026 14:30
Redazione