Da un lato un sindaco che con la sua maggioranza, dice a malincuore di votare si all’incompatibilità a restare in consiglio per un consigliere comunale, recependo una norma; dall’altro quel consigliere comunale che, sempre a malincuore, pur di non decadere dalla carica elettiva, si dice pronto a rimuovere il motivo dell’incompatibilità. Letta così una storia a lieto fine, con il consigliere comunale che resterà tra i banchi dell’opposizione a rappresentare i suoi elettori e una maggioranza che avrà applicato alla lettera una norma.
Ma la storia è molto più complessa e si è consumata venerdi 5 giugno in consiglio comunale a Gualdo Tadino.
L’antefatto. Elezioni regionali 2024, Simona Vitali di Fratelli d’Italia viene sanzionata dalla Polizia Locale di Gualdo Tadino per manifesti elettorali non in regola. Non paga, ritiene la sanzione, che nel frattempo sale a 5 mila euro, ingiusta, ricorre al Prefetto che rinvia il tutto al giudice di pace. Il ricorso si incardina avverso il Comune di Gualdo Tadino. Problema: una norma del Tuel, il testo unico degli enti locali, ritiene incompatibile una carica pubblica, ivi compresa quella di consigliere comunale, con una lite giudiziaria che la stessa carica pubblica ha in corso contro il Comune che rappresenta e investe il consiglio comunale a decidere sulla incompatibilità. Da qui, dopo un primo dibattimento, la seduta del 5 giugno dove Vitali difende se stessa e si appella alla maggioranza: ”Non vi si chiede – afferma - di votare se esiste o no la lite, questa c’è è indubbio e lunedi 8 giugno c’è udienza. Vi si chiede di esprimere un parere, un si o un no, perché la Cassazione spiega che non basta per l’incompatibilità la presenza di una lite, ma il pericolo che essa sia lesiva e corruttibile del lavoro futuro dell’ente pubblico. Vi domando – dice Vitali – Può una multa per due manifesti elettorali di un consigliere di minoranza turbare l’operato della Polizia Locale?“ Da qui la richiesta: ”Lasciate che il giudice decida se ho torto o ragione, intanto mi si conceda di restare in consiglio comunale”.
Il Sindaco Massimiliano Presciutti con gli assessori Locchi, Gramaccia, Parlanti, Comodi e i consiglieri Sorbelli e Bartoccioni rimanda al mittente: “La consigliera può rimuovere da sola il motivo della lite, paghi la sanzione, cadrà il ricorso, restrerà in consiglio. Noi consiglieri non siamo deputati ad esprimere giudizi di merito”. Con questi presupposti, si va al voto e la maggioranza decide per la incompatibilità: Vitali ha solo 10 giorni di tempo prima che la sua carica decada effettivamente. Ecco allora l’annuncio: avendo tempi stretti, ritirerà la causa e pagherà i 5 mila euro se lunedi non si addiverrà ancora a sentenza, vuole restare consigliere comunale e rappresentare i suoi elettori, ma accusa la maggioranza di sinistra di averla obbligata a comprimere il suo diritto di cittadino di fare ricorso contro una sanzione che ritiene ingiusta, di aver usato una diatriba giudiziaria Stato – Cittadino per motivi politici, di non aver voluto attendere la sentenza del giudice convocando un consiglio prima di essa. La sostengono Chiara Casciani della sua lista e Fabio Pasquarelli della lista Gualdo. Accuse rigettate dalla maggioranza: nessun accanimento politico, già dal 9 aprile era possibile convocare il consiglio e non lo si è fatto attendendo una risoluzione della controversia extragiudiziale da parte di Vitali che non è mai arrivata.
A 20 km di distanza a Gubbio, nella scorsa consiliatura, era stato il consigliere Orfeo Goracci, anche lui di minoranza, a trovarsi come Vitali in un’operazione di incompatibilità e decadenza dal consiglio. Scelse di restare consigliere. Corsi e ricorsi storici di vichiana memoria che narrano di una politica dei tecnicismi asfittica e logorante.
Gubbio/Gualdo Tadino
05/06/2026 16:12
Redazione