E' cittadino onorario di Gubbio il vescovo emerito Mario Ceccobelli , il vescovo che continuerà a invocare la protezione di Dio per la città dall'esterno delle sue mura, da lontano nel corpo, ma non nel cuore.
Non senza qualche emozione, che ha giocato qualche scherzo al primo cittadino Filippo Stirati nell'indossare all'uopo la fascia tricolore, nel pomeriggio il consiglio comunale di Gubbio ha conferito la cittadinanza al pastore che per 12 anni ha guidato la comunità cattolica locale, consegliandogli le motivazioni di tale onorificenza scritte a mano in una pergamena miniata dall'Arte del Libro Unaluna “ In segno di riconoscenza per l’ufficio pastorale svolto, per l’esempio di vita ispirata ai valori dell’amore e dell’aiuto al prossimo, per il contributo alla convivenza sociale ed al progresso spirituale e culturale della comunità eugubina e diocesana, per l’opera e l’attività espletate in sinergia con il Comune di Gubbio, per aver favorito, nella naturale distinzione dei ruoli tra le istituzioni, il bene comune”.
La cittadinanza è arrivata in un giorno caro al vescovo Mario, il 19 dicembre , quando nello stesso giorno 13 anni fa, era il 2004 , il Nunzio apostolico Paolo Romeo lo convocò in Vaticano per assegnargli la diocesi di Gubbio. Da quel momento – ha detto Ceccobelli – fu amore per la città e per la Diocesi. Nel suo discorso di ringraziamento alla massima assise cittadina e di commiato il vescovo Mario ha voluto lasciare un messaggio di sprone ad una comunità che nelle ragioni dell'unità deve trovare la strada per il futuro . “La città - ha detto - così amata e conosciuta in tutto il mondo, sembra alle volte correre il rischio di ripiegarsi su se stessa, come se la sua millenaria storia fosse sufficiente a definire la sua identità e diventasse quasi presupposto di raggiunto appagamento e causa di staticità, invece che motivo di orgoglio e sviluppo”. Uno sviluppo che invece deve arrivare sulle ali del coraggio e dell'unità, superando le tante divisioni . Pensa ai giovani il vescovo Mario , alla loro “fame di lavoro” alla quale le istituzioni debbono dare risposta , ma anche al loro “mondo chiuso, diviso, alle volte addirittura contrapposto nelle sue stesse articolazioni”. Cita come esempio di ciò che dice i “Club”indice di una comunità giovane che non sa aprirsi all'esterno . Parla alle famiglie il vescovo Mario e alle giovani coppie, facendo riferimento alla crisi demografica che attanaglia anche questo territorio: “ Oggi – afferma - prevale la concezione di una famiglia difensiva, quasi un mezzo per tutelare quanto già si è riuscito a conquistare, e così si alza inevitabilmente l’età in cui ci si distacca dal nucleo familiare di origine per crearne uno proprio e ci si apre alla vita che nasce solo e soltanto quando tutto il resto è già “a posto”. Questo costume è frutto di una cultura chiusa e individualista” .Ceccobelli invita a guardare con più fiducia al futuro come già i padri dei nostri padri in tempi ben più incerti. Tra le eccellenze della città il vescovo Mario cita la Casa Mosca, indice dell'attaccamento ancora forte a Gubbio alla generazione degli anziani amati e inclusi nella vita sociale in ogni momento di festa e non solo; cita la via di Francesco come esempio di un modo nuovo d'intendere il pellegrinaggio, più intimo e riflessivo . La benedizione finale di Ceccobelli che invoca sugli eugubini la protezione dei patroni Sant'Ubaldo , San Giovanni Battista e Maria Immacolata perchè siano miti e inclini al perdono, capaci di riconciliazione e di pace in ogni settore della vita; ma anche determinati e forti nel bene ; perchè abbiano piena coscienza della vera bellezza della città, che non viene solo dalla sua illustre tradizione, ma anche e soprattutto dalla qualità della sua fede.
Gubbio/Gualdo Tadino
19/12/2017 16:42
Redazione