Ricordo da Gubbio di Rita Urbani, avvocato da sempre impegnata nel campo delle Pari Opportunità e dei diritti civili, scomparsa in questi giorni.
Il ricordo è di "Liberi e Democratrici" che ne ricordano lo spessore umano, culturale e politico.
“Rita – scrivono - ha attraversato decenni della storia della sinistra eugubina e umbra, portando sempre con sé una stessa idea della politica e della professione: che il diritto non sia una parola astratta, ma uno strumento nelle mani delle persone, soprattutto di quelle che più spesso si trovano a doverlo rivendicare. A Gubbio, nel 1979, fu eletta consigliera comunale nelle file del PCI. Era giovanissima, studentessa universitaria, e già allora la sua presenza nella politica cittadina si intrecciava con le battaglie per la libertà e l'autodeterminazione delle donne. L'anno successivo la ritroviamo impegnata nel dibattito sulla legge 194, sulla maternità e sul diritto delle donne a decidere della propria vita. Non fu una parentesi, quella politica diventò una parte profonda della sua vita, anche quando prese forme diverse: attraverso la professione forense, la difesa delle donne e dei minori, la tutela del lavoro e della libertà di informazione, l'impegno nelle istituzioni e nella costruzione di strumenti concreti di uguaglianza.
Come avvocata fu per anni consulente dell'Associazione Stampa Umbra, seguendo le vertenze di giornalisti e pubblicisti. Fu tra le fondatrici della Camera Penale di Perugia e dell'AIAF Umbria. Ma c'è una parte della sua storia che, oggi, crediamo meriti di essere ricordata con particolare forza: quella che Rita ha scritto per le donne dell'Umbria.
Fu tra le protagoniste della nascita del Telefono Donna, attivato dal Centro per le Pari Opportunità nel 1989.
Già da allora, questo non voleva essere soltanto un numero da chiamare.
Era l'idea, ai tempi tutt'altro che scontata, che una donna vittima di violenza dovesse poter trovare dall'altra parte del telefono qualcuno capace di ascoltarla, orientarla, sostenerla e accompagnarla verso una possibilità reale di uscita dalla violenza.
Il Telefono Donna fu il primo servizio regionale specialistico dedicato all'accoglienza delle donne maltrattate e alla costruzione dei percorsi di uscita dalla violenza, e per molti anni rimase l'unico servizio di questo tipo in Umbria. Attorno ad esso si costruì progressivamente una rete con servizi sociali e sanitari, istituzioni, forze dell'ordine, enti locali e soggetti del territorio.
Rita mise a disposizione di quella esperienza il proprio sapere giuridico, ma anche qualcosa che non si impara sui codici, la capacità di comprendere che dietro ogni diritto negato c'è una persona, e che perché un diritto sia davvero tale deve poter essere esercitato nella vita reale quotidiana.
Poi arrivò il Centro per le Pari Opportunità. Tra il 2000 e il 2005 Rita ne fu presidente e guidò una stagione che lasciò un segno profondo nella storia istituzionale dell'Umbria. Non si limitò a difendere l'esistenza del Centro. Lavorò perché la prospettiva di genere entrasse stabilmente nelle politiche regionali e perché le pari opportunità non fossero affidate alla buona volontà di una stagione politica, ma diventassero parte dell'architettura democratica della Regione. Il risultato più grande fu la battaglia per la riforma dello Statuto regionale. Fu un percorso lungo e tutt'altro che simbolico: gruppi di lavoro, audizioni, seminari, elaborazione di proposte normative, mobilitazione della società umbra e iniziative per la rappresentanza paritaria. Un lavoro politico e istituzionale che portò nel 2004 all'approvazione del nuovo Statuto e all'inserimento, nell'articolo 62, del Centro per le Pari Opportunità quale organismo regionale di parità, con funzioni consultive e propositive sulle politiche di genere. Questo segnò il riconoscimento, dentro la carta fondamentale della Regione, che la parità tra donne e uomini e il contrasto alle discriminazioni non potevano essere una materia marginale, ma dovevano trovare un presidio stabile nella vita democratica dell'Umbria. È una conquista politica e istituzionale che porta anche il segno di Rita Urbani.
E probabilmente è proprio qui che si comprende fino in fondo il senso del suo percorso: costruire istituzioni capaci di durare oltre le persone che le hanno create e strumenti capaci di trasformare una battaglia politica in un diritto concreto.
Il Telefono Donna, il Centro per le Pari Opportunità, il lavoro sulla rappresentanza, la difesa della dignità e dell'autodeterminazione delle donne sono parti della stessa idea di società, una società nella quale la libertà delle donne non sia una dichiarazione di principio, ma una possibilità reale.
Una storia che abbiamo avuto il privilegio di incontrare, ancora una volta, proprio a Gubbio. Nell'aprile del 2024 Rita fu con noi e tutta la Giunta Stirati per intitolare il Centro antiviolenza a Maria Eda Panfili, un'altra grande donna della storia politica eugubina, alla quale Rita era legata anche da una profonda amicizia e dalla comune idea che la politica dovesse servire a costruire anche strumenti di emancipazione.
Quel giorno ci sembrò di vedere una storia che continuava a parlare attraverso le sue donne.
Edes Panfili. Rita Urbani. Rita Cecchetti e Simona Minelli allora assessore. E tutte quelle che prima e dopo di loro hanno trasformato l'impegno politico in diritti, protezione, possibilità.
Rita non era lì soltanto per ricordare una donna del passato ma anche per consegnare una memoria e, insieme, una responsabilità.
E oggi, ricordandola, sentiamo ancora più forte quella responsabilità.
Perché dentro la nostra storia c'è anche quella tradizione politica e culturale che Rita ha contribuito a costruire in primis quando era giovane e poi per il resto della vita: una sinistra capace di stare nelle istituzioni senza smettere di stare nella società, di trasformare le battaglie collettive in diritti, di non considerare mai conquistata una libertà finché non è davvero di tutte e di tutti.
Rita ha lasciato molto all'Umbria.
E ha lasciato qualcosa anche a Gubbio.
Non soltanto il ricordo di una donna che qui aveva iniziato il proprio impegno politico, ma l'esempio di come una convinzione possa attraversare una vita intera, cambiare forma senza perdere la propria direzione e diventare, alla fine, patrimonio di una comunità.
A Rita Urbani dobbiamo anche questo.
Alle persone che le hanno voluto bene, alle compagne e ai compagni di tante battaglie, alle colleghe e ai colleghi che ne hanno condiviso il cammino, va il nostro più sincero abbraccio.
Ciao Rita.
E grazie.
Gubbio/Gualdo Tadino
01/10/2026 16:34
Redazione