Oggi dico a noi tutti, autorità civili, religiose e confratelli: lavoriamo insieme perché il sogno della pace si avveri. Questo ci aiuterà a trovare vie e percorsi di vita pastorale che abbiano, su questo tema, dei cardini fondanti. Il Signore ci aiuti, la Vergine santa ci sostenga e interceda per noi e con lei intercedano dal cielo i nostri Santi”. È l’appello finale dell’omelia di monsignor Felice Accrocca, nuovo vescovo della Diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino, in attesa della presa di possesso anche della Diocesi di Foligno di sabato 28 marzo. Mercoledì 25 nella Cattedrale di San Rufino il passaggio di consegne - con lo scambio del pastorale - tra monsignor Domenico Sorrentino, amministratore apostolico della Diocesi, e il nuovo pastore. Poco prima il monsignor Accrocca era salito a piedi per fare il suo ingresso in cattedrale dove, sul sagrato, ha ricevuto l’omaggio di una rappresentanza dell’Ente Calendimaggio e delle due Parti in costume. A seguire, il suggestivo e toccante rito di insediamento con il discorso caloroso del vescovo emerito Sorrentino, la lettura, da parte del delegato generale, don Giovanni Zampa, della lettera apostolica di papa Leone XIV di elezione del nuovo pastore, l'annuncio da parte di Sorrentino dell'insediamento di Accrocca e il passaggio di mitra e pastorale, con i quali il nuovo vescovo sale e siede sulla cattedra della diocesi.
Commovente l’abbraccio con monsignor Sorrentino che, in apertura della celebrazione, gli aveva rivolto queste parole: “Caro fratello Felice metti i piedi, e non è certo nuovo per te, in una terra di Santi: il patrono San Rufino, i compatroni San Rinaldo a Nocera e beato Angelo a Gualdo, San Francesco e Santa Chiara, tanti altri che li hanno seguiti fino al giovanissimo Carlo Acutis. Santi, che attirano il mondo, come ancora s’è visto per l’ostensione appena conclusa dei resti morali del Padre Serafico. Una Chiesa, la nostra, davvero privilegiata. Non potrei tuttavia fingere - le parole di monsignor Sorrentino - dopo vent’anni di ministero, che essa non conosca le odierne fatiche della fede. E si vedono tutte, se solo lo sguardo passa dal numero impressionante di pellegrini, alla vita quotidiana, tra le strade e le case, dove i bimbi diminuiscono e con essi il futuro, e dove la fede perde colpi nella tenuta del matrimonio, nella perseveranza cristiana degli adolescenti e dei giovani, nell’altezza etica della cultura e dei media sempre meno sintonizzati con il Vangelo. Cristo, insomma, non va più dato per scontato. Il Vangelo va riannunciato, come e più del tempo di Francesco”.
Assisi/Bastia
25/03/2026 20:19
Redazione