Sono passati poco più di venti giorni dalla tragica serata del 19 luglio che ha visto la morte del sedicenne tifernate Lamberto Lucaccioni e un'altra giovane vita si è spenta negli eccessi del sabato sera.
Stavolta Lorenzo Toma, 19 anni, di Lecce, è rimasto vittima di una bottiglia mai trovata, forse contenente alcool “corretto” da mdma. Extacy, nel linguaggio comune. Ma non ci troviamo a Riccione, nell'ormai famigerato Cocoricò, chiuso per quattro mesi dalla questura, ma nel Salento, a più di seicento km di distanza.
L'appello dei genitori di Lamberto sembra aver sortito effetto nullo. La dichiarazione sofferta di un padre e una madre sconvolti dal dolore della perdita di un figlio non è bastata a fermare un'altra morte sfrenata, e la chiusura del locale marchigiano sembra essere inutile, addirittura controversa.
Il popolo di Twitter e Facebook è esploso in protesta contro il blocco di quattro mesi del tanto amato/odiato “Cocco”: Chi incoraggia la chiusura permanente, chi minaccia rivolta contro la decisione della questura marchigiana. Molti semplicemente stanno in disparte a chiedersi a chi dare la colpa di queste stragi. Ai genitori troppo permissivi e assenti, ai gestori incompetenti e corrotti o agli spacciatori?
Il sindaco di Gallipoli ha scatenato, con un suo tweet “Se non sai educare non procreare”, l'ennesima, schizofrenica esplosione di commenti, chi a sostegno della cruda verità, chi a indignazione per l'eccessivo cinismo.
Lo stesso vale per la dichiarazione di Livio Lucaccioni, il padre del sedicenne tifernate morto al Cocoricò, che ha dichiarato il suo appoggio alla questura nella decisione di chiudere il locale, scatenando la sua rabbia più contro il gestore che contro lo spacciatore. La pioggia di commenti non ha tardato ad arrivare. Chi a supporto del padre, chi a supporto della discoteca. Chi con ragionamento logico e ponderato, chi con sfrenata volgarità e violenza verbale.
Eppure, mentre il mondo di Internet si infiamma e si mostra teatro, spesso, di mediocri e futili discussioni, altri due genitori sconvolti si aggiungono alla lista di coloro che sono sopravvissuti ai propri figli, che si sono visti crollare davanti agli occhi 19 anni di sacrifici, soddisfazioni, sofferenze e speranze, che hanno perduto colui che raccoglieva in se tutte le loro scommesse e tutto il loro amore.
A Città di Castello le vicende di Lecce non sono passate inosservate. Il grido di dolore e rabbia si è fatto sentire di nuovo, urlato da coloro che poco meno di un mese fa hanno perso un figlio nello stesso, frustrante modo.
I genitori di Lamberto si sono dichiarati “molto vicini al dolore della famiglia Toma”, e che, stando al comunicato rilasciato dall'avvocato Roberto Bianchi, pongono le loro speranze nel provvedimento legislativo attuato dal dottor Improta, il prefetto riminese che ha disposto la chiusura della discoteca “Cocoricò” per i prossimi 4 mesi (provvedimento confermato indirettamente dal Tar che ha respinto la richiesta di sospensiva).
Città di Castello/Umbertide
10/08/2015 14:27
Redazione