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A Gubbio si apre l’ottavo centenario della morte di san Francesco

Con una celebrazione solenne nella chiesa di San Francesco, la città di Gubbio ha aperto ufficialmente l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi (1226–2026).

Con una celebrazione solenne nella chiesa di San Francesco, la città di Gubbio ha aperto ufficialmente l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi (1226–2026). Un momento di forte intensità spirituale e simbolica che ha segnato l’inizio di un anno di grazia per la comunità eugubina e per l’intera famiglia francescana. La Santa Messa è stata presieduta dal vescovo di Gubbio, Luciano Paolucci Bedini, alla presenza delle autorità civili e militari, tra cui il sindaco Vittorio Fiorucci con il Gonfalone della Città, a testimoniare il legame profondo tra la storia civile di Gubbio e la sua identità francescana. Per l’occasione, il custode del Sacro Convento di Assisi, fra Marco Moroni, ha portato a Gubbio una preziosa reliquia di san Francesco, segno tangibile della comunione spirituale tra Assisi e la città dell’incontro con il lupo. Nel corso dell’omelia, il vescovo Paolucci Bedini ha invitato la comunità a vivere il centenario non come una semplice ricorrenza commemorativa, ma come un tempo esigente di conversione personale e comunitaria. Richiamando il Battesimo di Gesù, celebrato nella liturgia domenicale, il vescovo ha indicato in san Francesco una delle immagini più luminose del Figlio di Dio che si lascia rinnovare dall’amore e dalla misericordia, diventando testimonianza viva per ogni tempo. «Questo non è un anno per ricordare soltanto – ha sottolineato – ma un cammino profondo che, grazie all’esempio di Francesco, ci faccia crescere nella fede e nella fraternità». Ampio spazio è stato dedicato a uno degli episodi più cari alla memoria eugubina: l’arrivo di Francesco a Gubbio dopo la spogliazione di Assisi. Un passaggio che il vescovo ha letto come scoperta radicale dell’identità di figlio di Dio, che passa attraverso il coraggio di spogliarsi di ciò che appesantisce e nasconde la verità dell’uomo. «Ci sono tante cose – ha detto – che ci rivestono solo in apparenza, ma in realtà ci impediscono di camminare leggeri nella via del Signore». A Gubbio, Francesco trova una nuova casa e un nuovo abito, semplice e povero, segno di una vita ormai rivestita solo di amore di Dio, Parola, umiltà, fraternità e cura del creato. Un invito esplicito, rivolto anche oggi alla comunità, a interrogarsi su di che cosa spogliarsi e di che cosa rivestirsi per vivere il Vangelo nel presente. Il secondo grande episodio richiamato nell’omelia è stato quello del lupo di Gubbio, letto non come un racconto edificante del passato, ma come una potente metafora dei conflitti di ogni tempo. Paolucci Bedini ha sottolineato come Francesco non scelga una parte, né quella del lupo né quella della città impaurita, ma si metta in mezzo, aprendo le porte e scendendo incontro all’altro. «Francesco compie il miracolo della fraternità: non esclude, non giudica, non separa, ma si mette in mezzo perché fratello e fratello possano riconciliarsi». Un messaggio di straordinaria attualità, che parla a una società segnata da paure, polarizzazioni e chiusure, indicando nella relazione, nell’ascolto e nel dialogo l’unica strada possibile per ritrovare libertà e pace. Al termine della celebrazione, gli Sbandieratori di Gubbio si sono esibiti tra le navate della grande chiesa francescana. Il vescovo ha consegnato loro una nuova bandiera, ideata dal maestro Armando Marrocco, artista profondamente legato alla città. La bandiera raffigura il legame tra san Francesco e Gubbio attraverso simboli identitari – dalla Fontana del Bargello ai Cinque Monti, fino al tau francescano – circondati dalle impronte del lupo, memoria viva del miracolo di riconciliazione. L’opera è stata trasformata in vessillo grazie allo studio Ti Style iT di Tiziana Crociani ed è stata l’ultima bandiera a librarsi in aria, accompagnata dalle voci del coro dei Cantores Beati Ubaldi, diretto dal maestro Renzo Menichetti. Con questa celebrazione, Gubbio ha aperto ufficialmente il suo cammino nel centenario francescano, non come rivendicazione identitaria, ma come responsabilità spirituale e civile. Come ha ricordato il vescovo in chiusura dell’omelia, l’orgoglio di essere la “seconda patria” di Francesco è chiamato a trasformarsi nel desiderio di camminare con lui, per vivere oggi – nella storia concreta – fede, speranza e fraternità.

Gubbio/Gualdo Tadino
12/01/2026 09:51
Redazione
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