I festeggiamenti per i santi patroni Florido, Amanzio e Donnino, hanno coinciso quest'anno con la chiusura del 5° Convegno Ecclesiale di Firenze. Due appuntamenti che invitano all'unisono tutti i cristiani ad un mutamento di pensiero e prospettiva e a proporsi nella società come un modello di un umanesimo rinnovato. Se il “cantiere” del Convegno di Firenze già dal titolo “In Gesù Cristo il Nuovo Umanesimo” invita tutti a riscoprire il Vangelo per esserne testimoni, nel mondo di oggi, lo stesso fa l'esempio proposto dai santi Florido, Amanzio e Donnino.
Florido, tornato a Città di Castello da Perugia, trovò la sua città distrutta dopo l'assedio di Totila e iniziò a ricostruirla.
“Questa festa va al di là dei confini della comunità cristiana e coinvolge tutti. Città di Castello è rinata e cresciuta grazie ad una simbiosi tra i cristiani e tutto il resto del popolo” - ha così affermato il cardinale Giuseppe Bertello nel corso dell'omelia. Il cardinale, che ha presieduto la celebrazione, assieme ai vescovi Domenico Cancian e Nazzareno Marconi, ha voluto mettere in risalto proprio il modo con cui san Florido si fece carico del momento di incertezza, di distruzione e di desolazione che viveva Città di Castello, per ricostruirla e rifondare con essa la sua comunità umana, disgregata e ferita. “Questi santi sono stati dei missionari, perché fecero conoscere il Vangelo, testimoniandolo in pieno con la loro vita. - ha aggiunto il porporato – La comunità cristiana di allora non si è chiusa in sé stessa, ma ha contribuito in modo fondamentale a ricostruire la società del tempo e ricordiamo che anche allora la comunità cristiana era in minoranza, rispetto al resto della popolazione”. “Se vogliamo che questa festa non sia soltanto un rivivere una tradizione secolare – ha continuato – dobbiamo sentirci interpellati dalla vita e dalla testimonianza di Florido e dei suoi compagni. Oggi viviamo in una società secolarizzata e più libera, dove domina il materialismo e si vede un certo affanno per raggiungere sempre un maggiore stato di benessere, a volte anche a discapito della stessa giustizia. Come cristiani, siamo chiamati a portare in essa il nostro contributo, a capovolgere questa realtà, facendoci “servi”, e proponendo con il nostro esempio la testimonianza del Vangelo”.
Infine il cardinale Giuseppe Bertello ha fatto riferimento anche al prossimo Giubileo della Misericordia, ricordando “il senso del perdono” come elemento centrale per “rinnovare la nostra fede e sentire essa come un qualcosa che ci vivifica e ci rende comunità”. In occasione del prossimo Giubileo, come ha ricordato anche il vescovo tifernate, Domenico Cancian, sarà aperta anche la “Porta della Misericordia”, nel portale gotico del Duomo. In vista di tale avvenimento è stata riposizionata sopra il portale una copia della lunetta dipinta da Vincenzo Barboni nel 1842. Questo dipinto, il cui originale - restaurato di recente - è conservato all’interno della Cattedrale tifernate, fu commissionato dall’allora vescovo Giovanni Muzi.
Città di Castello/Umbertide
14/11/2015 07:35
Redazione