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Grande festa per i 25 anni dal ritorno nei professionisti: al Centro Servizi Santo Spirito la squadra del 1997-1998 ha celebrato un’impresa senza tempo

Sull’onda dei ricordi, la Gubbio del pallone è tornata indietro di 25 anni. E lo ha fatto in una serata che ha celebrato una delle più grandi imprese calcistiche della storia ultra centenaria della società eugubina.

Sull’onda dei ricordi, la Gubbio del pallone è tornata indietro di 25 anni. E lo ha fatto in una serata che ha celebrato una delle più grandi imprese calcistiche della storia ultra centenaria della società eugubina: la vittoria del Campionato Nazionale Dilettanti 1997-1998, ottenuta con 5 giornate d’anticipo, a distanza di così tanto tempo suscita ancora emozioni indescrivibili. Tanto che la squadra sI è ritrovata per la prima volta dopo 25 anni in un clima di festa, ricordando una vittoria indimenticabile. “Eravamo un gruppo straordinario, fatto di uomini prima ancora che calciatori, e allenare quei ragazzi fu un piacere indescrivibile”, ha ricordato Leo Acori, il tecnico di quel gruppo, presente alle celebrazioni e anche un po’ emozionato nel rivedere tanti giocatori tutti in una volta sola. “Giocavamo un calcio bellissimo, moderno e offensivo. Eravamo consci della nostra forza, ma sapevamo di avere davanti un osso durissimo come la Narnese, che pure siamo riusciti a superare mettendogli una pressione addosso enorme. Quando ripenso a quell’annata ho ancora i brividi, anche per l’affetto che la città riversò nei nostri confronti. Fu una capolavoro che ebbe tanti padri: innanzitutto la famiglia Tasso, con Guerriero che seppe veramente prenderci tutti per mano, mostrandosi un secondo padre. E poi le componenti dirigenziali e imprenditoriali, che non fecero mancare nulla. Si respirava una grande unione d’intenti, e i risultati ne furono la conseguenza. Ma un grande merito va dato ai giocatori, che disponevano di una qualità e di uno spirito di sacrificio che oggi fatico a ritrovare nel calcio attuale”.

Oltre ai giocatori dell’epoca, nel corso della serata sul palco del Centro Servizi Santo Spirito si sono succeduti anche i sindaci dell’epoca Paolo Barboni e Ubaldo Corazzi, l’assessore al Bilancio in quegli anni, Giuseppe Biancarelli (il cui ruolo nell’estate del 1996 fu fondamentale per consentire la ripartenza della società), con gli interventi del sindaco Filippo Mario Stirati, presente anche l'assessore allo Sport, Gabriele Damiani, e del consigliere provinciale Francesco Zaccagni, e poi anche le figure del Gubbio di oggi, con il direttore generale Giuseppe Pannacci, il direttore sportivo Davide Mignemi, il team manager Massimiliano Lazzoni (che due anni più tardi fu poi compagno di molti dei giocatori che vinsero il campionato) e il responsabile del settore giovanile Federico Mariotti. Presente anche il perugino Sebastiano Coletti, uno dei calciatori del Gubbio più longevi (vestì la maglia eugubina dal 1955 al 1962), accompagnato dal direttore sportivo della promozione, Domenico Sfrappa, che a sua volta ha ricordato i momenti salienti della sua esperienza eugubina. “Un legame fortissimo - ha detto Sfrappa - mi lega ancora oggi con il presidente Tasso, con tutti i ragazzi e il mister. Da perugino posso dire di essere stato accolto a Gubbio come un figlio, cosa che non è mai scontata. Quella squadra poi aveva un concentrato di talento impressionante ed era un piacere vederla giocare. La scelta di prendere Leo fu illuminante, perché era il tipo di allenatore che meglio di altri avrebbe potuto farla funzionare. Essere qui a 25 anni di distanza e ricordare quell’impresa è bellissimo e oltremodo emozionante”.

Alla serata, presentata da Roberto Barbacci con il contributo di Massimo Boccucci, hanno preso parte anche molti dei giornalisti che seguirono da vicino le sorti di quella meravigliosa cavalcata (Roberto Filippetti, Euro Grilli, Giacomo Marinelli Andreoli, Luca Mercadini, Federica Monarchi, Gianluca Sannipoli, Ubaldo Gini, presenti in sala anche Giancarlo Tomassoli ed Emanuele Giacometti, mentre è stato salutato calorosamente Giampiero Bedini), ricordando aneddoti legati anche al modo di fare informazione dell’epoca, certo diverso da quello di oggi. Negli interventi dei giocatori, tra siparietti, risate e qualche rivelazione postuma, hanno suscitato forti emozioni le parole pronunciate da Felice Parisi in chiusura di serata: “Ho avuto la fortuna di giocare in tante piazze importanti, ma nessuno mi è rimasta nel cuore come è capitato con Gubbio. Indossare quella maglia provocava sensazioni uniche, sentivi che era qualcosa di differente da tutte le altre. Ci sono squadre nelle quali nel corso della mia carriera ho segnato più gol di quanti ne feci a Gubbio, ma non era la stessa cosa. Quelli che ho fatto con i colori rossoblù avevano, hanno e avranno sempre un valore speciale. E quando morirò sulla mia tomba vorrò due maglie soltanto: quella del Napoli, la squadra di cui sono tifoso da sempre, e quella del Gubbio”. Applausi e anche qualche lacrimuccia in sala. Una festa così, solo una squadra tanto speciale avrebbe potuto farla.

Gubbio/Gualdo Tadino
23/03/2023 12:37
Redazione
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