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In Umbria attivati 23 presidi della nuova rete sanitaria territoriale

Regione, 'pieno rispetto' delle scadenze del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Nel "pieno rispetto" delle scadenze del Piano nazionale di ripresa e resilienza al 30 giugno, in Umbria sono stati attivati 23 presidi della nuova rete sanitaria territoriale, tra case e ospedali di comunità, più altre 2 strutture extra Pnrr. Lo ha annunciato la Regione. Le case della comunità - si ricorda in una nota diffusa dall'ufficio stampa della Giunta regionaòe - sono presidi socio-sanitari istituiti dal DM 77/2022 per avvicinare l'assistenza medica ai cittadini secondo una logica di integrazione dei servizi. Si tratta di punti di riferimento che rafforzano la sanità territoriale e offrono servizi di assistenza medica, medicina generale, specialistica, infermieristica di comunità, punto unico di accesso, integrandosi con i servizi sociali per supportare pazienti cronici e fragili. Per l'Usl Umbria 1 sono attive le case di comunità di Umbertide, Perugia Ponte San Giovanni, Magione, Todi, Bastia Umbra, Città di Castello, Marsciano, Tavernelle e Città della Pieve. Oltre agli ospedali di Comunità di Perugia (ex Grocco) e Marsciano. Per l'Usl 2 sono attive le Case di Comunità di Fabro, Nocera Umbra, Spoleto, Terni, Cascia, Norcia, Orvieto, Montefalco, Trevi e Amelia (due presìdi), oltre agli ospedali di comunità di Terni, Orvieto e Montefalco. Prossimamente e con risorse regionali extra risorse Pnrr - è stato annunciato -, saranno attivate altre 5 case di comunità (Perugia Monteluce, Narni, Gubbio, Foligno e Gualdo Tadino) e l'ospedale di comunità di Umbertide. Per la Regione con l'attivazione dei presidi "prende forma un nuovo modello di assistenza, che potenzia la sanità pensato per avvicinare i servizi ai cittadini, rafforzare la presa in carico delle persone, in particolare di chi convive con patologie croniche o condizioni di fragilità, e garantire continuità assistenziale tra ospedale e territorio". Non si tratta soltanto di nuove strutture ma di un cambiamento che semplifica il percorso dei cittadini, integrando servizi sanitari, sociali e tecnologie digitali e offrendo luoghi dove trovare ascolto, orientamento e cura. In merito ai finanziamenti le risorse complessive previste dal Pnrr sono state oltre 24 milioni e 570 mila per le Case di comunità e quasi 13 milioni e mezzo per gli ospedali di comunità. A questi si andranno a aggiungere le risorse regionali per sopperire ad assenze "significative" della precedente programmazione, come ad esempio la casa di comunità di Foligno, che non era stata prevista e per la quale quindi non erano stati chiesti i finanziamenti Pnrr. Le case di comunità sono il punto di riferimento della sanità territoriale, nel quale i cittadini possono trovare ascolto, orientamento e presa in carico. Al loro interno operano, in modo integrato, medici di medicina generale, infermieri, specialisti, assistenti sociali, psicologi e altri professionisti sanitari che prendono in carico la persona nel suo insieme, con particolare attenzione alle patologie croniche, alle fragilità sanitarie e sociali e al supporto dei caregiver. L'accesso è semplice e può avvenire direttamente oppure su indicazione del medico di medicina generale, della continuità assistenziale (ex guardia medica) o degli altri servizi territoriali. All'interno di ogni casa di comunità è presente il punto unico di accesso (Pua), che accoglie il cittadino e lo indirizza verso il servizio più appropriato. Tra i servizi disponibili rientrano l'assistenza infermieristica, i prelievi, le prenotazioni Cup, le visite specialistiche, l'attivazione dell'Assistenza domiciliare integrata, la presa in carico delle patologie croniche, i consultori, i servizi per la salute mentale e le dipendenze, il supporto psicologico e sociale, i programmi di prevenzione e screening, la telemedicina e il collegamento con la rete delle cure palliative. L'offerta dei servizi può variare in relazione alla tipologia della struttura, Hub (centrale) o Spoke (periferica); le Case di Comunità Hub sono le strutture di riferimento della rete territoriale e offrono il maggior numero di servizi. Prevedono la presenza del medico 24 ore su 24 e un presidio infermieristico sette giorni su sette per dodici ore al giorno, oltre a una più ampia disponibilità di ambulatori specialistici e servizi diagnostici di base; le Case di Comunità Spoke sono invece i presìdi di prossimità: garantiscono l'accesso ai servizi essenziali direttamente nei centri minori, generalmente nella fascia diurna, e lavorano in costante collegamento con la Casa di Comunità Hub di riferimento. Se il cittadino necessita di prestazioni disponibili nell'Hub, sarà la rete stessa a indirizzarlo verso la struttura più appropriata. Gli Ospedali di Comunità costituiscono invece un livello intermedio tra il domicilio e l'ospedale per acuti. Sono destinati ai pazienti che necessitano di interventi sanitari a bassa intensità clinica, ad esempio in caso di riacutizzazione di patologie croniche, quando non è più necessaria l'alta intensità di cura dell'ospedale per acuti ma il rientro al domicilio non è ancora possibile. Nelle prossime settimane, al fine di far conoscere nel dettaglio i servizi offerti dalle case di Comunità, la presidente Proietti, l'assessora Simona Meloni, che ha la delega al Pnrr e la Direzione regionale Salute organizzeranno degli open day per illustrare il funzionamento di questi nuovi punti di erogazione della sanità pubblica territoriale.

Gubbio/Gualdo Tadino
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