Nuovo tentativo di patteggiamento da parte dal diciottenne romano accusato di istigazione o aiuto al suicidio in relazione alla morte di Andrea Prospero, il diciannovenne di Lanciano (Chieti) trovato morto nel gennaio del 2025 in un bed and breakfast del centro storico di Perugia. Lo ha annunciato la sua difesa nel corso della prima udienza del processo che si è aperto davanti alla Corte d'assise del capoluogo umbro. Udienza subito rinviata al 26 febbraio su richiesta degli stessi legali che hanno chiesto tempo per il patteggiamento "non ancora definito". Nell'ottobre scorso l'imputato aveva già chiesto di patteggiare davanti al gip che però ha rigettato l'istanza ritenendo troppo bassa la pena concordata. Il giovane oggi non era in aula. Presenti invece il padre e la sorella di Prospero. Riguardo alla richiesta di patteggiamento, il procuratore di Perugia Raffaele Cantone ha spiegato che "serve tempo per una interlocuzione tra le parti". L'avvocato Carlo Pacelli, uno dei legali di parte civile per a famiglia Prospero, ha spiegato che i suoi assistiti "non vogliono vendetta ma una pena giusta".
"Non stiamo chiedendo vendetta ma vogliamo solo una vera giustizia che speriamo di avere": lo ha ribadito il padre di Andrea Prospero. "Oltre alla giustizia vorremmo sapere la verità su quello che è accaduto ma non so se avrò la fortuna di averla" ha aggiunto. "Abbiamo fiducia nella giustizia" ha detto ancora il padre di Andrea Prospero. Di "tentativo legittimo dell'imputato che sta dialogando con la Procura per vedere se effettivamente può rinnovare un'istanza di patteggiamento" ha parlato l'avvocato Francesco Mangano, uno dei legali di parte civile per la famiglia. "Siamo nella fase del giudizio immediato - ha aggiunto - e vuol dire che le indagini hanno accertato che la colpevolezza dell'imputato è chiara. A questo compendio molto grave si è aggiunta l'ordinanza dell'ottobre scorso del gip secondo il quale il reato è molto grave e le condotte dell'imputato non depongono a favore della concessione di alcuna attenuante generica. Ora verificheremo se c'è la volontà da parte dell'imputato di sottoporsi a una pena giusta e proporzionata a questa gravità".