Una giornata speciale per una piccola paziente in cura alla Struttura complessa di Oncoematologia pediatrica. La bimba, di origine sudamericana, è da oltre un anno ospite del Residence “Daniele Chianelli” insieme alla sua famiglia. Durante un colloquio con le psicologhe del Comitato Chianelli era emerso che la piccola, che sta affrontando un percorso di cura molto impegnativo, non vedeva il mare da molti anni e che era un suo grande desiderio tornarci. Un racconto che ha così intenerito gli operatori del Comitato “Daniele Chianelli” da offrirsi di accompagnarla. E così domenica mattina di buon’ora la famiglia ha iniziato il suo viaggio alla volta di Senigallia insieme ad alcuni operatori della struttura: una delle psicologhe, Michela Forconi l’educatrice Veronica Capobianco e Niccolò Lo Re neuropsicomotricista, non più in forze al Comitato Chianelli ma ancora molto legato all’associazione. A bordo della vettura ad otto posti ormai diventato compagno di avventure divertenti ed esplorazioni per i bambini del Residence. Insieme a mamma e papà la piccola ha immerso per qualche secondo i piedini in acqua, giocato con la sabbia, cercato conchiglie. “È stata una giornata ricca di emozioni, ma anche di commozione – hanno commentato gli operatori – vederli giocare spensierati, godere di gesti semplici che dovrebbero essere la normalità per tutti i bambini ci ha toccato il cuore. Un momento indimenticabile”.
“Quando i nostri operatori - ha spiegato Franco Chianelli – mi hanno chiesto di fare questo piccolo regalo alla bimba, non nascondo di aver provato un po’ di preoccupazione nonostante il via libera ricevuto dai medici. Poi ho pensato alla ‘cura’ delle persone che non è solo somministrare una terapia, ma è anche cercare di renderli felici, supportarli nei loro bisogni. Per questo abbiamo creato il nostro gruppo multidisciplinare con una assistente sociale, quattro psicologhe, una educatrice, una nutrizionista, due arteterapeute, due musicoterapeuti, mediatori culturali madrelingua, una ortoterapeuta, per prenderci cura a 360 gradi di ogni membro del nucleo familiare. Perché quando si ammala un bambino, è un po’ come se si ammalasse tutta la famiglia. E quando i nostri operatori mostrano un cuore grande che va oltre il loro lavoro, allora sì, mi sento soddisfatto e molto orgoglioso di ciò che facciamo”.
Perugia
20/10/2026 12:10
Redazione