"L'incubo dell'Olocausto, la vergogna delle leggi razziali, la persecuzione degli ebrei e di tutto ciò che era 'diverso', ad opera della Germania nazista, ma con la complicità dell'Italia fascista, segnano il momento più basso della storia italiana del Novecento": così la presidente dell'Assemblea legislativa dell'Umbria, Sarah Bistocchi, in occasione della Giornata della Memoria. "Di tutto questo oggi, nel giorno in cui ricordiamo l'apertura dei cancelli di Auschwitz, dobbiamo avere memoria" ha aggiunto. "Viviamo in un tempo contrassegnato dalla memoria corta e dal relativismo dilagante" ha sostenuto Bistocchi in una nota. "I milioni di morti che sono stati provocati a metà del secolo scorso - ha proseguito la presidente - rappresentano però un fatto epocale, una tragedia umana e collettiva che va oltre qualsiasi maquillage che oggi si possa usare. Una tragedia che ha delle responsabilità: il fascismo, il nazismo e tutto ciò che ha reso possibile l'ascesa di totalitarismi e autoritarismi. Ma non tutti si schierarono da quella parte, non tutti gli Italiani furono fascisti o conniventi. Ci furono anche i cosiddetti 'Giusti', quelli che nascosero qualcuno, salvandolo da morte certa, oppure che collaborarono con le varie forme della Resistenza. Ebbene, oggi come allora, saranno i 'Giusti' a fare la differenza. Mai come quest'anno la 'Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell'Olocausto' cade in un momento terribile, in cui il mondo è funestato di focolai di violenza gratuita e repressione feroce. Scorrono ancora sotto ai nostri occhi le immagini del genocidio sulla striscia di Gaza della popolazione palestinese, della guerra In Ucraina e in Sudan, così come i fotogrammi dell'esecuzione di Alex Pretti o di Renee Good negli Stati Uniti, fino alle foto della repressione in Iran. Uno scenario terribile, sul quale non possiamo tacere. Oggi come ieri, il silenzio non allevia ma aumenta le responsabilità. La storia - conclude la presidente dell'Assemblea legislativa - insegna ma non ha scolari, diceva Antonio Gramsci, ma questo dipende da noi: non voltiamoci dall'altra parte".