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Colacem, i lavoratori diretti e dell'indotto scrivono a sindaco, giunta e consiglio comunale: "A rischio il futuro del settore e di intere famiglie"

Nel documento, sottoscritto dai sindacati di Cgil, Cisl e Uil, così come dalle Rsu aziendali in rappresentanza dei lavoratori, si esprime preoccupazione per la situazione che si sta vivendo a Gubbio.

Scrivono al sindaco di Gubbio, agli assessori e ai gruppi consiliari i lavoratori della cementeria Colacem di Ghigiano, sia quelli diretti sia i tanti dell'indotto, in un momento delicato che ha visto da agosto attivare la cassa integrazione presso lo stabilimento.

Nel documento, sottoscritto dai sindacati di Cgil, Cisl e Uil, così come dalle Rsu aziendali in rappresentanza dei lavoratori, si esprime preoccupazione per la situazione che si sta vivendo a Gubbio.

A fronte di un momento che potrebbe dare nuovo slancio al settore del cemento grazie alle risorse del Pnnr e al Bonus 110 che hanno rimesso in moto l'edililizia, la situazione eugubina di stallo rischia di far perdere un treno importante.

La discussione, che ha visto interloquire l'azienda con Regione e Comune, si è avvitata  solo sull'uso o meno di Css come parziale combustibile per abbattere le emissioni di Co2 senza guardare anche all'impegno messo in atto per la riconversione ecologica,  impedendo di fatto,  secondo i lavoratori: "Di cogliere le opportunità in campo " con il rischio serio: "Di vedere precipitare il settore in una crisi senza precedenti con danni ingenti ai lavoratori e alle loro famiglie".

Di seguito la lettera. 

 

"Con la presente i lavoratori della cementeria Colacem di Ghigiano (Gubbio), insieme ai lavoratori dell’indotto, vogliono rappresentare la preoccupazione degli addetti del settore cemento per la situazione che si sta delineando.

Il settore ha vissuto una crisi terribile, dal 2008 fino al 2019 con tutta una conseguente serie di azioni che lo hanno ridimensionato notevolmente. In cifre si è passati dalle 43 milioni di tonnellate di cemento del 2008 alle 19 milioni del 2019. Il 2020 che era partito abbastanza bene, con il covid ha segnato un nuovo stop e l’anno si è chiuso con 17 milioni.

Il post pandemia e la gestione futura, grazie anche alle scelte conseguenti ai finanziamenti Europei sia del PNRR che dei fondi strutturali, sia alle scelte governative di riavviare le grandi opere (infrastrutture) e ai finanziamenti del Bonus 110, potrebbero dare un nuovo slancio al settore.

Questa condizione di potenziale crescita generale del settore ha trovato un nodo critico nella situazione eugubina, con la possibile conseguenza di non riuscire a cogliere le opportunità in campo, ma anzi di vedere precipitare il settore in una crisi senza precedenti con danni ingenti ai lavoratori e alle loro famiglie. Inoltre, con un possibile arretramento del Pil della città e della regione stessa.

Crediamo che la riconversione ecologica non passi solo per l’individuazione di soluzioni immediate per il problema delle quote di Co2 prodotte e quindi che non si possa e non si debba parlare solo di Css. Al contrario, è necessario costruire una strategia complessiva che traguardi gli obiettivi di riduzione delle emissioni richiesti dall’Europa fino alla neutralità carbonica del 2050. Il primo traguardo da raggiungere è il 2030 in cui le emissioni di co2 dovranno essere ridotte del 55%. Attraverso la “missione” transizione ecologica e transizione 4.0 (M2/C2) si potrà mettere in campo la richiesta della transizione energetica quale soluzione del problema delle quote di co2, ma soprattutto delle emissioni delle stesse sostanze clima-alteranti ed inquinanti.

Siamo convinti che solo in questo modo e anche attraverso il principio della “giusta transizione”, riconosciuto dalla stessa Unione Europea per evitare che il rispetto dell’ambiente possa avere dei costi sociali insostenibili, sarà possibile garantire al contempo tenuta occupazionale, riduzione dell’impatto ambientale e competitività delle imprese. Crediamo che sia indispensabile lavorare insieme sulla programmazione, che include anche il grande tema delle risorse del Pnrr che potrebbero consentire di proiettare il settore nel futuro, seguendo gli indirizzi strategici dell’Europa.

Per difendere e rilanciare l’industria del cemento umbra e la sua possibile vocazione alla sostenibilità occorre l’impegno di tutti, in primo luogo delle aziende e delle Istituzioni. Per questo chiediamo a voi di rendervi protagonisti in un ambito concertativo complessivo e affrontare la problematica in un’ottica di ampio respiro, guardando al futuro della città e della regione.

Da qualche settimana la vicenda sta colpendo negativamente non solo i lavoratori delle aziende del cemento, ma tutto l’indotto. La nostra preoccupazione non è solo per l’apertura della cassa integrazione, ma per il futuro del settore. Considerato che circa il 25% del Pil di Gubbio ruota intorno al settore cemento, chiediamo l’attenzione delle Istituzioni a partire dal Comune, affinché non si perda un valore importante dell’economia eugubina.

Noi crediamo che le aziende debbano fare il loro dovere: la salute e sicurezza nel luogo di lavoro noi non le appaltiamo a nessuno, tantomeno ai comitati. Per noi sono la priorità, come lavoratori e come cittadini e rivendichiamo il diritto di esprimere la nostra posizione su ogni possibile modifica al combustibile utilizzato, affinché le aziende si impegnino ad utilizzare le migliori tecnologie esistenti.

In considerazione di tutto ciò chiediamo a voi tutti di dare una risposta alle nostre richieste."

Gubbio/Gualdo Tadino
04/10/2021 13:54
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