Le saracinesche abbassate, il corso attraversato in silenzio e il tricolore a coprire il feretro. Orvieto si è stretta oggi attorno a Claudio Marchesi, il sergente dell'Esercito morto a 35 anni nell'incidente aereo in Bosnia. Le esequie sono state celebrate nel Duomo gremito, nel giorno della Festa dell'Unità nazionale e delle Forze armate. Dopo la camera ardente in municipio, la bara è stata accompagnata in corteo lungo il corso fino alla cattedrale. La città ha osservato il lutto cittadino. In Duomo, tra la commozione dei presenti, l'omelia del vescovo di Orvieto-Todi-Bolsena, monsignor Gualtiero Sigismondi. "Quando la morte strappa via da una città chi è impegnato in una missione di pace, in quel momento le parole non possono bastare", ha detto. Sigismondi ha ricordato Marchesi, in servizio nell'ambito della missione dell'Unione europea in Bosnia, come un uomo che aveva fatto della pace una missione. "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio", ha ripetuto, affidando il sergente alla preghiera e manifestando vicinanza ai genitori, alla compagna, ai fratelli e a tutti i familiari. "Mi piace immaginare che al suo ingresso in Paradiso gli angeli abbiano intonato questa beatitudine", ha aggiunto. Alla cerimonia erano presenti la sindaca di Orvieto, Roberta Tardani, la sindaca di Montefiascone (Viterbo), Giulia De Santis, il sindaco di Allerona, Luca Cupello e i prefetti di Perugia e Terni, Paolo Canaparo e Antonietta Orlando. Marchesi, orvietano di origine, viveva a Montefiascone e aveva abitato ad Allerona Scalo. Tra le autorità anche la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, e il portavoce nazionale di Forza Italia, Raffaele Nevi. Il sottosegretario all'Interno Emanuele Prisco aveva reso omaggio alla salma in mattinata.