Salire sul monte per imparare a guardare la vita con gli occhi di Dio. È attorno a questa immagine, profondamente legata alla storia e alla spiritualità eugubina, che il vescovo Luciano Paolucci Bedini ha sviluppato la sua riflessione nella Festa della Traslazione di sant’Ubaldo, celebrata venerdì 11 settembre nella Basilica che custodisce il corpo del patrono. La giornata di festa è stata preceduta, nella serata del 10 settembre, dalla processione della vigilia, partita dalla Cattedrale e salita fino alla Basilica sul monte Ingino. L’11 settembre le celebrazioni sono proseguite fin dal mattino con le Sante Messe, per culminare alle ore 17 nella celebrazione solenne presieduta dal vescovo Luciano. Nell’omelia mons. Paolucci Bedini è partito proprio dalla morte di sant’Ubaldo, descritta come una vera «cesura» nella storia del popolo eugubino e della diocesi. Finché era rimasto in mezzo alla sua gente, Ubaldo aveva rappresentato la presenza concreta di un pastore nel quale il popolo riconosceva la premura di Dio. Anche negli ultimi giorni della malattia, gli eugubini continuavano a cercarlo, chiedendogli consigli e indicazioni e desiderando che celebrasse ancora per loro il mistero della fede. Nelle parole conclusive dell’omelia, il vescovo ha affidato proprio al patrono questa intercessione: sant’Ubaldo, da secoli sul monte sopra Gubbio, continui a ricordare al suo popolo che «la nostra vita va vista da quassù, va guardata da quassù, va vissuta a partire dallo sguardo di Dio». Al termine della celebrazione solenne pomeridiana, la giornata ha avuto anche un momento particolarmente caro alla tradizione eugubina. Il vescovo Luciano Paolucci Bedini ha apposto la propria firma nell’Albo dei Matti Onorari dell’Associazione Maggio Eugubino, dopo aver celebrato l’Eucaristia in onore di sant’Ubaldo nel giorno della sua Traslazione. Un'occasione attesa e particolarmente gradita, che ha completato il percorso iniziato lo scorso 16 maggio con la consegna al vescovo della “Patente da matto”, inserendo anche simbolicamente mons. Paolucci Bedini in una delle tradizioni nelle quali Gubbio esprime, con il suo linguaggio caratteristico, l'affetto e il senso di appartenenza alla città.