“La Festa dei Ceri tramanda attraverso i secoli i valori della fedeltà, della solidarietà, dell’appartenenza. Ma la tradizione va attualizzata nella contemporaneità e non solo il 15 maggio: non basta correre insieme un giorno all’anno.” Ha chiuso così la sua omelia il cappellano dei Ceri Don Mirko Orsini nel giorno in cui la città di Gubbio ha riportato i Ceri in città.
La Basilica di Sant’Ubaldo e il chiostro sono gremiti fin dalle prime ore del mattino per la celebrazione religiosa in cui don Orsini richiama tutti a vivere gli appuntamenti di maggio nel segno non dell’individualismo e del protagonismo, ma in quello del tributo corale al patrono Sant’Ubaldo.
Puntuale il monito lanciato dal cappellano dei Ceri con esempi concreti di alcuni aspetti della festa che stanno deviando da quello che dovrebbero essere: la visita al cimitero la mattina del 15 maggio che è un omaggio a tutti i ceraioli scomparsi, mentre nella pratica sta diventando, ha spiegato il cappellano, una fotocopia del 2 novembre, giorno dei morti, con un peregrinare ciascuno per le tombe in cerca del proprio caro estinto.
Ancora più veemente il monito sulla processione dei Santi che la mattina del 15 maggio dalla chiesetta dei Muratori giunge a Palazzo dei Consoli; un momento, ha detto don Mirko, da non vivere, come accaduto negli ultimi anni, come una sfilata in omaggio ai cosiddetti “protagonisti della Festa”, ma come tributo all’unico vero protaginista che è e resta Sant’Ubaldo.
L’omelia alla fine lascia il posto allo sguardo paterno di don Orsini che benedice tutti i ceraioli da questo momento tornati in possesso dei tre Ceri che vengono ricondotti festosamente in città.
La giornata di sole ha favorito sin dal mattino l’afflusso sul Monte Ingino, con gli “stradoni “esuberanti di colori, suoni, voci. I bambini, seduti a cavalcioni sui Ceri in posizione orizzontale, incarnano l’innocenza di una Festa che non vuole essere esibizione, ma devozione, ma anche testimoniano concretamente il futuro della stessa che non finirà mai, almeno finchè ci sarà qualcuno in un angolo di mondo devoto a Sant’Ubaldo.
L’arrivo in Piazza Grande, le girate intorno al pennone accompagnate dal suono del Campanone, chiudono intorno alle ore 12 una mattina densa di emozioni, quelle stampate sui volti delle istituzioni ceraiole che hanno guidato la sfilata, dal sindaco Vittorio Fiorucci, al presidente dell’Università dei Muratori Fabio Mariani, del Maggio Eugubino Marco Cancellotti e delle Famiglie Ceraiole con i presidenti Ubaldo Minelli, Patrick Salciarini, Ubaldo Gini.
Chiusura nella sala dell’Arengo di Palazzo dei Consoli con il canto liberatorio dei ceraioli che portano in spalla i Capodieci: Gabriele Fofi, Francesco Spogli, Alessandro Lepri. Alla fine i tre si abbracciano, aldilà del singolo colore, scende qualche lacrima e insieme intonano “O Lume della Fede”. E’solo l’inizio di una festa che ha segnato solo la prima ora di un orologio proiettato al prossimo 15 maggio.
Gubbio/Gualdo Tadino
03/05/2026 15:28
Redazione