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L’Estasi e il segno: a Gubbio l’arte dell’incisione dialoga con la fede

Un dialogo profondo tra arte, spiritualità e cultura ha caratterizzato l’incontro “L’Estasi e il segno. Linguaggi a confronto”, ospitato domenica 29 marzo all’Hub Hotel di Gubbio.

Un dialogo profondo tra arte, spiritualità e cultura ha caratterizzato l’incontro “L’Estasi e il segno. Linguaggi a confronto”, ospitato domenica 29 marzo all’Hub Hotel di Gubbio. L’iniziativa si inserisce nel calendario della mostra “Francesco e Frate Lupo – L’arte racconta la leggenda dell’incontro”, promossa dalla Diocesi di Gubbio insieme al Comune di Gubbio e al comitato permanente “Francesco a Gubbio”, espressione della collaborazione tra istituzioni civili ed ecclesiali e la famiglia francescana. A coordinare il confronto è stato Maurizio Bellucci, avvocato, collezionista e membro dell’Accademia Raffaello di Urbino, da anni studioso e appassionato di grafica e incisione. Nel suo intervento ha evidenziato come l’incisione, a lungo considerata un’arte secondaria, abbia in realtà espresso contenuti di grande profondità: «spesso è stata considerata un’arte minore… ma è stata in grado di esprimere opere di altissimo livello», dove «linguaggio artistico e linguaggio religioso dialogano». Un’intuizione che ha dato origine all’incontro: mettere a confronto studiosi e artisti per riflettere sul rapporto tra segno grafico e dimensione spirituale. A offrire una lettura storico-artistica è stato Luca Baroni, direttore della Rete museale Marche Nord e studioso dell’arte italiana tra Quattrocento e Seicento, con particolare attenzione al disegno e all’incisione. Baroni ha ripercorso l’evoluzione dell’incisione come strumento di comunicazione: «diventa una forma espressiva… capace di comunicare immagini ma anche principi religiosi». Un ruolo decisivo è stato svolto da figure come Albrecht Dürer, che hanno reso l’incisione un mezzo capace di raggiungere un pubblico ampio, grazie alla sua possibilità di diffusione. Particolarmente significativo anche il contesto dell’Italia centrale, dove – tra Urbino e Gubbio – artisti come Federico Barocci hanno contribuito a sviluppare tecniche come l’acquaforte, rendendo l’incisione un’arte autonoma e innovativa. Più teorico e contemporaneo l’intervento di Roberto Budassi, storico dell’arte e docente alla Scuola del Libro di Urbino, esperto di arti applicate e tecniche grafiche. Budassi ha sottolineato la forza simbolica del segno: «il segno è già di per sé linguaggio spirituale… e si riconnette all’astrazione». Proprio per questa sua natura essenziale, l’incisione riesce a raccontare il sacro in modo diretto e accessibile: una sorta di “Bibbia dei poveri”, capace di raggiungere tutti. Un aspetto che si lega strettamente anche alla figura di san Francesco, protagonista della mostra, spesso rappresentato proprio attraverso immagini incisorie diffuse e popolari. A portare uno sguardo artistico attuale è stato Alex Folla, pittore formatosi all’Accademia di Brera, la cui ricerca guarda alla figurazione e al linguaggio dei maestri del Seicento. Folla ha raccontato il suo percorso “contro corrente”: «utilizzare il tema sacro… per portare un messaggio contemporaneo». Affascinato da Caravaggio, ha riscoperto nella pittura e nella grafica – in particolare nella tecnica della maniera nera – una via per esprimere verità, umanità e spiritualità. Non a caso, ha annunciato il desiderio di dedicare una futura opera proprio a san Francesco, cogliendone il legame con la povertà e la concretezza della vita. L’incontro trova una naturale continuità nella mostra “Francesco e Frate Lupo”, visitabile fino al 19 aprile nelle sedi di Palazzo dei Consoli, Logge dei Tiratoi e Museo diocesano. Proprio quest’ultimo ospita una sezione significativa dedicata all’incisione, confermando il valore di questo linguaggio nella narrazione della spiritualità francescana. Le opere esposte mostrano come il segno inciso sia stato, nei secoli, uno strumento privilegiato per raccontare episodi come l’incontro tra il Santo e il lupo, rendendo accessibile il messaggio evangelico. A concludere l’incontro è stato l’intervento del vicario generale don Mirko Orsini, che ha offerto una lettura teologica delle immagini, richiamando il valore dell’arte come via di evangelizzazione e contemplazione. L’appuntamento ha così confermato come l’incisione, ieri come oggi, sia un ponte tra estetica e spiritualità, capace di parlare a credenti e non credenti.

Gubbio/Gualdo Tadino
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