La leucemia linfatica cronica, la forma più frequente di leucemia dell'adulto, continua a rivelare aspetti ancora poco conosciuti della propria biologia. Un importante contributo alla comprensione dei meccanismi che sostengono la malattia arriva da uno studio coordinato dal professor Paolo Sportoletti, docente della sezione di Ematologia del dipartimento di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Perugia, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica internazionale HemaSphere. I ricercatori perugini hanno dimostrato, per la prima volta, un meccanismo intracellulare finora sconosciuto. La cellula leucemica è infatti in grado di sfruttare il proprio sistema di traffico interno, regolato dalle proteine Rab, per mantenere attiva la via di Notch1 e favorire così la sopravvivenza e la resistenza delle cellule tumorali. Lo studio ha dimostrato che l'inibizione di queste proteine riduce l'attivazione di Notch1 e induce la morte delle cellule leucemiche. Lo studio - riferisce una nota dell'ateneo perugino - vede come primi autori la dottoressa Filomena De Falco, ricercatrice presso la sezione di Ematologia dell'Università degli Studi di Perugia, la dottoressa Beatrice Del Papa e il dottor Daniele Sorcini, che hanno contribuito alla realizzazione della ricerca, sviluppata a partire da un'intuizione scientifica della dottoressa Emanuela Rosati. "Questa scoperta ci permette di comprendere meglio come le cellule leucemiche riescano a mantenere attivi segnali indispensabili alla loro sopravvivenza", sottolinea Sportoletti. "L'identificazione del ruolo del traffico intracellulare - spiega - apre nuove prospettive per lo sviluppo di terapie più selettive per questa forma di leucemia". "I risultati ottenuti evidenziano l'importanza di studiare non solo le alterazioni genetiche, ma anche i processi intracellulari che sostengono la crescita delle cellule tumorali", aggiunge De Falco: "Comprendere questi meccanismi significa individuare nuove vulnerabilità biologiche che potrebbero essere sfruttate in futuro per sviluppare trattamenti sempre più efficaci". La ricerca si inserisce in un progetto quinquennale sostenuto dalla Fondazione Airc con un finanziamento di 1,4 milioni di euro, coordinato da Sportoletti in qualità di Principal Investigator. Il progetto, ancora in corso, mira a identificare nuove vulnerabilità delle cellule tumorali e a tradurre le scoperte biologiche in future opportunità terapeutiche per i pazienti affetti da tumori del sangue.