Fu "un boato indescrivibile, un rumore profondo che sembrava arrivare dalle viscere della terra" quello che alle 7.36 del 30 ottobre del 2016 accompagnò il terremoto che scosse Norcia e la Valnerina. A ricordarlo è Nicola Alemanno, allora sindaco della città umbra. "Eravamo al Centro operativo comunale. Avevamo dormito poche ore, dopo giorni di lavoro e scosse continue. L'edificio oscillava, sussultava, sembrava volersi aprire" dice parlando con l'ANSA. "Computer, scrivanie e controsoffitti cadevano intorno a noi" racconta ancora Alemanno. "Raggiunsi l'uscita a piedi nudi - aggiunge -. Poi mi accorsi che mio padre non era con me. Non poteva camminare autonomamente. Rientrai immediatamente per raggiungerlo e aiutarlo a uscire. Quando guardai il mio lettino, vidi che il pilastro alle sue spalle era esploso, sbriciolato. Sul letto c'era ancora la mia sagoma. Compresi quanto fossi stato vicino a non uscire vivo da quella stanza". Fuori, il primo pensiero andò ai figli. "Poi - ricorda ancora - arrivò la notizia che non avrei mai voluto ricevere: era crollata la Basilica di San Benedetto. Se era crollata la Basilica, pensai, allora era davvero finita. Eppure, in mezzo a quella devastazione, ci fu un momento che porto ancora dentro. Vidi arrivare le nostre Clarisse e Padre Cassian, il priore del Monastero, completamente imbiancato dalla polvere. Lo abbracciammo. Alla domanda dell'assessore Pina Perla su come avremmo fatto, rispose con un sorriso che non dimenticherò mai: 'Pina, siamo vivi, ricostruiremo tutto!'. Quelle parole sarebbero diventate per me un riferimento nei lunghissimi giorni che ci aspettavano".