Un dialogo intimo e potente tra la memoria millenaria della terra e i linguaggi più audaci della contemporaneità. Si è conclusa con uno straordinario riscontro mediatico e di pubblico la mostra collettiva “Ceramica in Umbria - antiche radici, nuove visioni”, promossa dalle sezioni UniTre del Parco del Monte Cucco e UniTre Perugia, in collaborazione con il Comune di Fossato di Vico. L’appuntamento, durato due settimane, ha dimostrato concretamente come la ricerca e la tutela del patrimonio artistico possano spalancare le porte alla comunità, trasformando la cultura in un’esperienza dinamica, inclusiva, accessibile a tutti. La giornata conclusiva ha preso il via negli spazi dell’Antiquarium e delle Carceri, dove l’archeologa Maria Angela Testa e l’artista Tonina Cecchetti hanno guidato i presenti in un'interessante e suggestiva visita integrata. I reperti d’epoca protostorica e romana — dalle terrecotte d'impasto locali ai pregiati buccheri etruschi, fino alla terra sigillata e ai manufatti votivi — sono stati messi in diretta connessione con le sculture contemporanee allestite nelle cinque location d’eccezione del centro storico, restituendo il senso profondo di una continuità materia-forma che attraversa i secoli. La manifestazione si è poi spostata sotto la guida del Vicepresidente di UniTre Sante Pirrami nella cornice ottocentesca della Fonte del Lavatoio, a ridosso delle mura castellane, dove protagonista è stata l’acqua, elemento da sempre distintivo del Parco del Monte Cucco. Qui l’artista Attilio Quintili ha dato vita al rituale performativo Scioglimento #26, una profonda riflessione sulla fragilità, sulla crisi e sulla metamorfosi. Accanto alla scultura “Rosso” — opera in mostra nata da un gesto primordiale e violento, ovvero un'esplosione su argilla fresca che ne ha disgregato le forme —, l'artista sul bordo del lavatoio ha inserito 25 piccoli cubi di creta all'interno di altrettanti vasi di vetro, coprendoli con l'acqua della fonte. Ne è scaturita un'installazione di 25 sculture in vetro disposte su una scacchiera in bianco e nero costituita da 25 brochure quadrate esplicative dell’opera dal titolo Grigio. Una performance compiuta attraverso l'atto di svuotare la struttura consegnando ogni elemento del Sator ai presenti, trasformando così la perdita in un gesto di pura condivisione. Il residuo di fango che nel giro di pochi giorni si depositerà sul fondo dei vasi rappresenterà poi non una fine, ma una traccia invisibile e una reale possibilità di nuova vita biologica e poetica, richiamata dall’artista Quintili quale “possibilità quantistica della forma” e “memoria impalpabile”. «Con il finissage “Dialoghi di Terra, Fuoco e Acqua” — ha sottolineato la Presidente di UniTre Parco del Monte Cucco, Catia Mariani — vogliamo ringraziare tutti i 23 artisti che hanno preso parte a questa straordinaria mostra collettiva, una vera e propria sfida con la quale svelare la straordinaria potenza della ceramica contemporanea: un universo espressivo di eccezionale valore plastico e concettuale, che merita di essere finalmente compreso e indagato oltre i confini dei linguaggi tradizionali. La grande partecipazione di cittadini e visitatori, unita all'attenzione dei media in questi quindici giorni, ha confermato la bontà di un format che fa della divulgazione partecipativa il suo punto di forza». Grazie a questo successo, l'organizzazione guarda già al futuro con l'obiettivo di trasformare l'iniziativa in un progetto itinerante pronto a fare tappa nei grandi santuari della ceramica regionale — come Deruta, Gubbio, Gualdo Tadino, Umbertide e Città di Castello —, costruendo una rete virtuosa tra artigianato storico, maestranze e sperimentazione artistica. Proprio in questa direzione è già al lavoro il Prof. Gustavo Cuccini, curatore della mostra e direttore dei corsi di UniTre Perugia, impegnato a sviluppare gli step successivi di questo percorso di ricerca scientifica e indagine critica sulla ceramica contemporanea. L'obiettivo è spalancare le porte al dialogo con il mondo accademico, l'Università degli Studi di Perugia e le Accademie di Belle Arti, stringendo forti sinergie istituzionali con i grandi poli culturali di settore — primo fra tutti il Museo Regionale della Ceramica di Deruta — oltre che con gli opifici d'avanguardia e le botteghe d'arte più innovative del territorio. Solo da un confronto interdisciplinare di così alto profilo, in cui la teoria incontra la perizia tecnica delle maestranze, la ceramica d'arte potrà continuare a rivelarsi uno straordinario motore di crescita culturale, riscoperta identitaria e innovazione sociale.
Gubbio/Gualdo Tadino
04/08/2026 12:14
Redazione