Perugia punta a diventare Capitale europea del piccolo commercio nel 2028. Ad annunciare la volontà di promuovere la candidatura è stata la sindaca Vittoria Ferdinandi, intervenuta a Bari, accompagnata dall'assessore al commercio Andrea Stafisso, a inCittà - Spazi che cambiano, economie urbane che crescono, l'evento nazionale promosso da Confcommercio dedicato al futuro delle città e delle economie di prossimità. Partecipando al confronto Governare le città e tutelare la prossimità con gli strumenti degli amministratori locali, Ferdinandi ha portato l'esperienza di Perugia e una proposta che mette al centro il valore sociale del piccolo commercio e la necessità di nuove politiche contro la desertificazione commerciale. "Vogliamo candidare Perugia a Capitale europea del piccolo commercio 2028, costruendo un percorso condiviso con le associazioni di categoria, le imprese e tutta la città" ha detto Ferdinandi. "Non deve essere soltanto la corsa a un riconoscimento europeo - ha aggiunto -, ma l'occasione per costruire una visione di futuro nella quale il commercio di prossimità sia protagonista della rigenerazione urbana, della qualità dei quartieri e delle relazioni tra le persone". Nel suo intervento, la sindaca ha sottolineato la necessità di cambiare anche la narrazione del piccolo commercio, "troppo spesso associato esclusivamente alla crisi e alle chiusure". "Se continuiamo a raccontare il commercio soltanto attraverso le sue difficoltà - ha sostenuto -, rischiamo di allontanare le nuove generazioni. Dobbiamo invece tornare a raccontare la bellezza dell'intraprendere, il coraggio di investire in un'idea e la capacità di trasformare, attraverso un'attività economica, un pezzo di città. Per questo vorremmo caratterizzare la candidatura di Perugia con iniziative capaci di far emergere una nuova generazione di imprenditrici e imprenditori nel settore del commercio, offrendo ai giovani strumenti, competenze e opportunità per immaginare e costruire nuove attività". "Il commercio di prossimità - ha rilevato la sindaca - produce un valore pubblico enorme in termini di sicurezza, vivibilità e coesione sociale. Ma non possiamo lasciare soltanto sulle spalle dei commercianti il costo di questo beneficio collettivo. Serve un impegno delle istituzioni nazionali per sostenere le imprese e accompagnare le città nei processi di trasformazione". Per Ferdinandi, sostenere il commercio significa anche costruire politiche integrate che tengano insieme mobilità, riqualificazione degli spazi pubblici, sicurezza, cultura e servizi, coinvolgendo i commercianti fin dall'inizio delle scelte di rigenerazione urbana. "Non esiste - ha detto - una politica efficace per il commercio separata dalle politiche per la città. Serve un nuovo patto tra amministrazioni, associazioni di categoria e imprese, capace di accompagnare le trasformazioni urbane e investire sulla formazione, sull'innovazione e sulle competenze digitali. La sfida non è soltanto difendere le attività esistenti, ma creare le condizioni perché ne nascano di nuove".